06/12/16

Voi, democraticamente scegliete. Ma NOI, abbiamo l'ultima parola. Chi siamo, NOI ?


Chi siamo, NOI ?

NOI, siamo coloro che somigliano ai templari.

NOI siamo come l'araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri.

NOI scompariamo e riappariamo a seconda del momento storico.

NOI nutriamo un profondo rispetto per la democrazia. Riconoscendone qualsiasi esito. Sia esso determinato da scelte ragionate e approfondite, o speculari.  Come nei tempi recenti. Recentissimi.

NOI non amiamo il " tanto peggio, tanto meglio ". Ma se necessario, ne prendiamo atto nostro malgrado.

E NOI, anche oggi, come sempre, abbiamo l'ultima parola e DECIDIAMO.

Perché NOI, siamo GLI IMMORTALI.





Davide Boldrin
Capogruppo consiliare DCN
( Democrazia cristiana novese )



03/12/16

Lettera aperta a Alberto Bellelli, e Simone Tosi, rispettivamente sindaco e assessore all'urbanistica del comune di Carpi (MO).


Egregi Alberto Bellelli, e Simone Tosi, probabilmente non mi conoscete, quindi mi presento. Sono Davide Boldrin, nato a Legnago (VR) il 6 Agosto 1971, residente a Rovereto sulla Secchia, frazione del comune di Novi di Modena. Comune nel quale sono anche consigliere comunale di opposizione.

Sono anche genitore di due ragazze di 14 e 15 anni, Chiara e Francesca. Entrambi frequentano scuole ubicate nell'attuale capoluogo provinciale, Modena, e usufruiscono dei mezzi pubblici. Che da un paio di anni, in quel di Rovereto, arrivano finalmente puntuali.

Oltre a questi, usufruiscono dei mezzi pubblici su rotaia, comunemente detti treni. La stazione più vicina e usufruibile si trova nel comune di vostra competenza.

Ho bellissimi ricordi di quel posto. Una volta si transitava da li, in modo sublime, sereno, si andava in stazione ed era un piacere attendere l'arrivo del treno sorseggiando un caffè al bar, e guardando le copertine dei giornalini porno sulla vetrina dell'edicola. Altri tempi.

Oggi, ciò, non è più possibile. Non è dato sapere se è effetto di traumi infantili per mancanza di giochi tipo il trenino o i lego, ma la faccenda dei semafori piazzati li, è davvero obbrobriosa e frustrante. Si formano ingorghi, si alzerà sicuramente il livello delle polveri sottili e via discorrendo.

Rovinando così, quelle poche volte in cui un genitore, alla veneranda età di 45 anni, magari qualche volta vorrebbe andare a prendere le figlie, sorseggiarsi un caffè poco prima ( per quanto riguarda le copertine dei giornalini porno, ormai non è più tempo ), con calma. E non trovarsi una folla inferocita di automobilisti che neppure sui viali a Bologna, è così.

Grato della vostra attenzione, porgo i miei più cordiali saluti.

Davide Boldrin


Allora una giustizia in Italia, ESISTE !

Fonte: http://www.lastampa.it/2016/12/02/cultura/opinioni/buongiorno/la-scelta-di-lorenzon-mbQSPxll6J9P4DAbSFBs3J/pagina.html

La scelta di Lorenzon

MASSIMO GRAMELLINI



Qundo l’imputato di evasione fiscale Diego Lorenzon ha preso la parola per una dichiarazione spontanea, è apparso subito chiaro a tutti che in quell’aula di tribunale stava scorrendo la storia degli ultimi dieci anni di questo Paese. Lorenzon gestisce con i fratelli un’azienda metalmeccanica in provincia di Venezia. Con la crisi del 2008 gli affari hanno cominciato a barcollare, mettendo in scena un copione ben noto: i creditori che insistono, i debitori che latitano e lo Stato che con una mano non salda le commesse e con l’altra pretende le tasse, 263mila euro di Irpef per l’anno di scarsa grazia 2012. Lorenzon aveva già impegnato tutto l’impegnabile, pur di non chiudere l’azienda e mettere per strada i cinquanta operai a cui continuava a versare regolarmente lo stipendio. Se avesse pagato le tasse, avrebbe dovuto licenziare. Non le ha pagate. E quattro anni dopo si è trovato in tribunale a raccontare una storia di riscossa e di dolore. Nel frattempo l’azienda ha ripreso a fare utili e a pagare le imposte, arretrati compresi. Ma lui ci ha rimesso la salute e, se ha chiesto di parlare adesso, è perché temeva di non poterci essere all’udienza fissata per gennaio. Quando l’imputato di evasione fiscale Diego Lorenzon ha finito di parlare, in aula avevano tutti gli occhi gonfi, non solo i suoi operai. Allora il giudice Piccin, in realtà un gigante, ha deciso di chiuderla lì e lo ha assolto tra gli applausi e con la benedizione del pubblico ministero, sancendo il principio rivoluzionario che tra persone perbene evadere le tasse per pagare gli stipendi non costituisce reato.