28/02/15

C' HERA una volta, e forse c'è ancora, AIMAG. Ma anche la risposta alla mia interpellanza lascia trasparire che ....GATTA CI COVA. E che covata !!!!

Dunque, non sarò breve. Ma ci proverò.

Per chi non lo sapesse, AIMAG è un'azienda municipalizzata di tutto rispetto. Su VOCE di questa settimana oltretutto sono spiegate un po' di " robe " storiche interessanti in merito.

All'ultima interpellanza presentata in merito a Novi di Modena, su proposta di Carpi Futura, ho ricevuto una risposta prettamente tecnica, alla quale in fondo ho affermato soddisfazione. Ho pensato: " Si rimanda, per cui ci sarà anche tempo per vagliare le cose. " Ecco:



" A freddo " però, si possono notare 2 cose: 
1) La scusa tecnica per eludere le risposte. 
2) Mi si è riposto in merito a patto di sindacato e non parasociale. Ed è differente. Per capire c'è l'opportunità qui: http://carpifutura.it/n/aimag-hera-molto-piu-che-un-derby/  .

Dunque, gatta ci cova. 

Se si " apre " ai privati, perché eludere la risposta ad esempio, sul fatto che società di aziende fruitrici del servizio potrebbero acquistare azioni ? E perché non indicare se un cittadino possa comprare azioni AIMAG ? Sono certo che se aziende fruitrici del servizio AIMAG, fossero socie, efficienza e costi per l'utenza ne beneficerebbero. Se invece HERA raggiungerà l'obiettivo di acquistare AIMAG, i casi son due:

O le nostre zone saranno pattumiere a cielo aperto, o i cittadini diventeranno un BANCOMAT per HERA.

Ma perché gli amministratori locali non lo comprendono ? O non vogliono, comprendere ? :

Fonte: www.voce.it ( edizione del 26 Febbraio 2015 ):

FILO DI VOCE - Di Florio Magnanini

«Un patto fra gentiluomini: e che cosa pensava che fosse? Un patto che assicurava a Hera il 51 per cento di Aimag. Altrimenti lei crede che Hera avrebbe mai accettato di entrare al 25 per cento sborsando quei 36 milioni?». All’altro capo del telefono, l’uomo – del quale non si può fare il nome, ma che l’ambiente delle multiutility lo conosce piuttosto bene – non ha dubbi: nel 2009 Hera entrò in Aimag con quella quota di minoranza, solo in base a un accordo politico che le prometteva il futuro controllo della società di Mirandola.
Nessun impegno scritto, ovviamente, nessuna proposta condizionata avanzata al momento della gara pubblica soggetta al procedimento concorsuale, anche perché sarebbe stata illegale. La promessa era solo verbale e tutta politica: un patto fra gentiluomini, appunto. E chi erano, i gentiluomini che promisero quegli sviluppi da non mettere per iscritto? L’interlocutore non ha dubbi: «Non credo sia un mistero: da una parte il Presidente di Hera e dall’altra Vasco Errani, Enrico Campedelli e due o tre della Bassa».
Non è certo una rivelazione sconvolgente: la sensazione che il percorso verso l’inglobamento di Aimag da parte del colosso bolognese fosse stata convenuta fin da quel momento ai piani alti della Regione e del Pd, insieme al Comune maggior azionista è piuttosto diffusa e radicata. Ed è anche all’origine di un certo fatalismo che si percepisce nelle timide e sfumate prese di posizione dei Sindaci, di quel loro auspicio che vengano tutelati gli interessi del territorio, senza peraltro muovere un dito affinché il territorio si tuteli da sé.
Quello che rende però interessante la rivelazione è il dissolversi di un piccolo mistero. Nel luglio 2013, l’allora amministratore delegato di Hera nonché vice presidente di Aimag, Maurizio Chiarini, dichiarò a un convegno che non era abitudine di Hera entrare in altre società senza assumerne il controllo. Hera, dunque, aggiungeva Chiarini, non avrebbe mai acquistato il 25 per cento di Aimag, se non ci fossero state “garanzie politiche” sulla futura maggioranza. Ci si chiese, anche su queste colonne, chi fosse stato, nel contesto di una gara pubblica, a rilasciare quelle garanzie politiche.
Ora lo sappiamo. E in questa ottica si può leggere la risposta che Enrico Campedelli il 4 dicembre 2013 fornì a un’interpellanza che riprendeva proprio quel quesito: chi ha rilasciato le “garanzie politiche”? “La discussione sui servizi pubblici locali – spiegò allora Campedelli – è sul tavolo da molto tempo e dal 2004 si è aperto il dibattito fra i soci di Aimag per la ricerca di un partner dell’azienda multiutility che permettesse una visione più ampia nell’azione della stessa. Nel 2009 si è arrivati alla gara, e intanto le normative sono cambiate praticamente ogni anno. Ritengo – aggiungeva – che una regia in ambito regionale sul tema dell’utilizzo degli impianti di raccolta e smaltimento rifiuti sia molto utile, il bacino di Aimag è molto piccolo ed è difficile gestire certe problematiche. Le garanzie politiche a cui si riferisce Chiarini sono secondo me le prese di posizione dei diversi Sindaci e questa visione regionale”.
Il riferimento alla “regia regionale”, a questo punto, è illuminante. Così come quel “secondo me” con il quale Campedelli sembra voler attenuare la sua spiegazione dell’uscita di Chiarini, incluso il riferimento a “diversi sindaci” che erano poi “i due o tre” della nostra fonte anonima.
La sua risposta si chiudeva con queste parole: “Credo che Aimag e Hera dovranno andare insieme alla gara, che ha come Comune capofila Modena”.
L’interpellante non si accontentò della risposta, sostenendo che nel parlare di “garanzie politiche” Chiarini aveva inteso riferirsi a “garanzie rilasciate da politici”. Il che provocò la reazione di Campedelli che, ripresa la parola, la invitò a rivolgersi alla magistratura se riteneva che le garanzie politiche intese da Chiarini fossero state “quelle che lei intende”, adombrassero cioè irregolarità nella gara d’appalto che in realtà non ci furono. E ricordò che sono i Consigli comunali a decidere, ribadendo che Aimag “….pur essendo una buona e sana azienda, dovrà partecipare alla prossima gara d’ambito, con Hera o con altri soggetti, perché non avrebbe i mezzi finanziari per indennizzare in caso di vittoria le reti di Sorgea (peraltro già cquisite, ndr) o di Hera”.
Lette oggi sono parole illuminanti. E spiegherebbero anche la condizione nella quale è venuto a trovarsi l’ex Sindaco di Carpi, bocciato alle Regionali dagli elettori del Pd non di Carpi, mentre Palma Costi, candidata dalla Bassa, ha fatto il pieno, pescando anche in città. Qualcuno del suo partito, dalle parti di Mirandola, non gli perdona di aver lavorato al piano inclinato sul quale far scivolare Aimag dentro Hera.   




Soldi al policlinico... AIMAG a HERA... si capisce che il " mumble mumble ", è legittimo ....


Davide Boldrin












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