Fonte: http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/s2magazine/index1.jsp?idPagina=16361
E’ L’ORA DELLE SCELTE
di Pier Giuseppe Levoni
Negli ultimi anni si sono moltiplicati, da parte del Magistero, gli appelli e le sollecitazioni ai laici affinché, di fronte alle difficoltà del Paese, non restassero alla finestra paghi dell’impegno nel sociale, ma uscissero dall’insignificanza sul piano direttamente politico. Si sono realizzati convegni, si sono approfondite le analisi, sono state elaborate proposte, fino all’ottobre scorso, quando a Todi si è svolto un importante Seminario, rimasto, anche per la risonanza nei media, come il primo serio sforzo di rilanciare il protagonismo dei cattolici dopo anni di immobilismo. E’ accaduto però che l’attenzione pubblica si concentrasse soprattutto sul “contenitore” da costruire, cioè un’eventuale riaggregazione partitica, esclusa a Todi almeno per l’attuale fase storica, individuando nel “pre-politico” l’ambito di impegno diretto, essendo questo lo spazio in cui, come ha ricordato il cardinale Bagnasco, “maturano mentalità, si affinano competenze, si fa cultura sociale e politica”.
Nei mesi successivi, sotto l’incalzare della crisi e l’avvento del governo dei tecnici, il tema è rimasto piuttosto ai margini del confronto pubblico, finché negli ultimi giorni tre autorevoli prese di posizione lo hanno riportato all’attenzione. Abbiamo letto infatti sul “Corriere della Sera” un’acuta analisi di Giuseppe De Rita, uno dei protagonisti di Todi, sulla politica attuata dal governo Monti, che, pur giustificata dalle imperiose esigenze di risanamento finanziario, di fatto “sacrifica gli spazi dei soggetti di base (individuali e familiari) e il ruolo dei soggetti intermedi”, vale a dire rischia di dimenticare la giustizia sociale e il principio di sussidiarietà, quando adotta un “neodirigismo statale” che può rompere il sano “equilibrio” fra vertice politico e tessuto sociale, su cui si regge la stessa democrazia. Su questa esigenza di riaffermare, nella dialettica culturale e politica, il valore di taluni essenziali cardini della dottrina sociale cristiana si è soffermato pure il Segretario della Cei, mons. Crociata, al convegno delle 96 “scuole” messe in campo dalle diocesi italiane per educare il laicato ad una cittadinanza attiva che sappia reagire “sia alla tentazione di chiudersi nel privato, sia a quella di farsi prendere dalla sfiducia e dalla diffidenza”. A sua volta il cardinale Bagnasco, incontrando i parlamentari cattolici dei diversi partiti , ha ribadito l’urgenza di un rinnovato impegno del laicato sulle tematiche sociopolitiche, tenendo conto soprattutto di un dato: oggi la “questione sociale” si caratterizza anche ed in primo luogo per l’emergere della “questione antropologica”, con gravi e delicate implicazioni di ordine bioetico che interpellano, oltre alla coscienza individuale, le scelte del legislatore. Dunque nessun dubbio sull’importanza della dimensione sociale nel cursus formativo e nella riflessione rinnovata dei laici cattolici, che rischierebbero il peccato di omissione, trascurando l’impegno in questa direzione. Resta però il problema dello strumento operativo, una volta compiuta l’opzione “pre-partitica”: mancano i modelli cui ispirarsi, ma se si vuole uscire dall’astrazione, anche suggestiva ma sterile, occorre progettare, occorre “provare”, a partire dall’ambito locale. Una sperimentazione diocesana, basata su premesse chiare e fondata sui passi già compiuti, può essere una opportunità da non trascurare. Avanti perciò con le proposte.
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A Novi di Modena si vota il 6 e 7 Maggio 2012. Amici mi chiedono cosa farò. Tutti danno per scontato che io sia in lista come consigliere. In realtà non è affatto scontato.Gli eventi di questi mesi, mi han fatto maturare una profonda indecisione. Il primo di tutti è il congresso PDL mancato, la lungaggine tempistica nel prendere decisioni, la scoperta della lealtà di alcuni, i nemici ( non credevo, ma ne ho tanti...), e gli amici.
Poi come tanti si definiscano cattolici, promulgando poi una "laicità", che a mio avviso assomiglia più ad una mancanza di coscienza. Non sanno neppur loro perchè son cattolici. Più per moda che per esperienza. BIGOTTI. Incredibile. Meno ipocriti sono quelli che non si dichiarano cattolici, almeno sono schietti. Prevedo molta astensione. La ragione di ciò, è che le formazioni politiche in campo, propongono di tutto e di più. Tutti però con una base statalista. Come se LO STATO, o l'ENTE, fosse la "salvezza". Si può aleegere a tal proposito un articolo scritto dal sottoscritto per Finanza & Lambrusco qui: http://www.finanzaelambrusco.it/politica/745-la-dittatura-del-prof-mario-monti.html
Se riuscirò a convincere qualcuno a prendere sul serio l'aspetto che l'ente comunale è SOLAMENTE un ufficio amministrativo, e che deve stare fuori dalle decisioni di associazioni, politiche giovanili, scuola ecc. ovvero SOLAMENTE appoggiare e valorizzare ciò che di buono la società propone da sè autonomamente, senza regolamentare e restando fuori dalle scatole, sarò in lista. E se non sarò in lista appoggerò. Ma altrimenti, credo che non andrò neppure a votare. Ho bisogno di sentirmi rappresentato. In questo momento, non lo sono. Come tanti. Quindi mi inventerò qualcosa. Perchè la politica è per tutti. Non per i "bravi".
Davide Boldrin
Davide lotta perchè la politica la fai e la indirizzi o la subisci.
RispondiEliminaFilippo Rossi
Lega Nord Campogalliano
Fillo, hai ragione. Ma non ho detto che smetto di lottare.
RispondiEliminaSolo che le modalità STATALISTE sono stantie, ormai. Il popolo è stanco. Pure le "liste civiche" sono stantie e si riducono a proporre "dalla culla alla tomba". Vedremo l'eveolversi degli eventi. Grazie.
Davide Boldrin