21/05/12

Mons.Cavina ( al noster vesche'v ) a TEMPI.IT

Fonte: http://www.tempi.it/in-mezzo-a-un-cimitero-di-chiese-terremotate-non-ho-visto-piagnistei#axzz1vV9NsZze

«In mezzo a un cimitero di chiese terremotate, non ho visto piagnistei»
Leggi di Più: Terremoto, vescovo Carpi: «Modenese? Un cimitero di chiese» | Tempi.it
 
«Il mio sopralluogo di ieri è stato un cammino nella distruzione, tra le macerie, fatto in mezzo a un cimitero: non di persone, ma di chiese». Sono queste le parole con cui monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, descrive il sopralluogo che ha operato ieri nel modenese in alcune delle zone più colpite dal sisma che ha colpito l’Emilia Romagna e che ha già causato sette morti e oltre 4 mila sfollati. Ma in mezzo alla distruzione, come dichiara a tempi.it, ha anche visto un’Italia forte e gente pronta ad aiutare e a ricostruire: «Ho visto i parroci in buono stato, confortati dalla solerzia della gente nell’aiutarli. E soprattutto, nessun piagnisteo».
Ci racconti il suo sopralluogo nelle zone colpite dal sisma.
Sono partito da San Martino in Spino per arrivare fino a Concordia passando per Mirandola: uno spettacolo desolante, ho visto una chiesa più distrutta dell’altra. Il dolore più grande l’ho provato nell’osservare il Duomo di Mirandola, squarciato, che mi ha lasciato sconvolto.
Qual è la situazione degli edifici?
Le chiese sono ridotte molto male e molte opere d’arte significative sono andate distrutte. Per fortuna le canoniche e gli asili sono rimasti intatti e i parroci si sono già messi in moto per allestire dei luoghi dove celebrare le funzioni religiose. Sono rimasto consolato nel vedere i sacerdoti forti e non scoraggiati, desiderosi di continuare la loro attività pastorale.
Ha incontrato gli abitanti del luogo?
No, perché ieri pioveva a dirotto ma i parroci mi hanno raccontato che la gente si è subito data da fare per cercare di liberare le chiese dalle macerie. Un’iniziativa molto bella anche se hanno dovuto smettere visto che non era possibile cominciare i lavori, perché molte chiese sono pericolanti. Però i parroci erano rincuorati dall’atteggiamento dei fedeli, che li hanno aiutati e sostenuti. Mi sembra che nella sofferenza la gente stia reagendo con coraggio e speranza. Soprattutto, se devo dirlo con una parola, non ho trovato piagnistei.
Anche la sua città è stata colpita?
Il Palazzo episcopale è seriamente danneggiato e anch’io dovrò fare il profugo. Stanotte abbiamo dormito nel garage.
Da dove potranno ripartire le persone in una situazione così difficile?
Da quello che ho visto, dalla volontà di tornare alla normalità. Questo è stato un fatto molto positivo. C’è un forte desiderio di tornare alla normalità. Mi dà speranza anche la sinergia che ho visto tra realtà ecclesiali e civili. Il loro desiderio di lavorare insieme mi ha colpito molto. Il Comune, ad esempio, mi ha telefonato poco fa per capire quali ambienti sono stati colpiti qui a Carpi, perché ci muovessimo assieme. Ieri ho anche incontrato la sovrintendente delle Belle Arti, che ha promesso di dare tutto l’aiuto possibile per mettere in sesto e in sicurezza i luoghi di culto. Ci tengo ad aggiungere una cosa.
Prego.
Voglio elogiare molto i Vigili del fuoco e la Protezione civbile, perché stanno svolgendo un servizio encomiabile con professionalità e diponibilità. Di solito queste cose nessuno le fa vedere in Italia, ma la gente le percepisce. Si pongono con le persone in modo molto delicato, anche perché ora la gente ha bisogno di attenzione e incoraggiamento.



3 commenti:

  1. Da RADIO PICO - Pagina Ufficiale
    Il Comune di Mirandola informa che servono vestiti puliti per bambini di ogni età. Portarli per cortesia al Centro Operativo (nuove Scuole Medie di Mirandola). Chiedere di:
    Daniela Mazzali
    Domiziano Battaglia
    o Chiara Scarlini

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  2. L'intervista all'amico Alberto. In alcuni amici ieri abbiamo aiutato lui e la sua famiglia a stare di fronte al crollo di parte del suo capannone senza cedere alla disperazione.
    http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/5/21/TERREMOTO-L-imprenditore-la-mia-azienda-e-distrutta-ma-so-che-e-un-occasione/281668/
    Dante

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  3. Ecco la testimonianza del nostro amico ALBERTO:

    Sei morti, più di cinquanta feriti, circa tremila persone costrette ad abbandonare le proprie case. Il bilancio del terremoto che domenica notte ha colpito l’Emilia Romagna, con una successione di ben 75 scosse, è sempre più pesante. I danni economici al momento sono incalcolabili, tra case rase al suolo, chiese ridotte in macerie e spettrali campanili dagli orologi fermi alle 4.04. Nelle provincie di Ferrara, Modena e Bologna lo scenario che si presenta è apocalittico, apparentemente senza speranza.
    Eppure c’è chi, pur nel dolore di aver perso tutto, senza nascondere l’angoscia con la quale si contano i danni e si pensa a quanto sarà difficile ricominciare, riesce a intravedere il senso di ciò che accade.
    È la storia di Alberto Malagoli, imprenditore di San Felice sul Panaro, nel modenese. Il suo capannone, dotato di un forno di verniciatura di 100 metri quadri, a Massa Finalese, oggi è completamente distrutto. Un brutto colpo per un’azienda familiare che dà lavoro a 11 persone.
    «Non so quando potremo rimetterci al lavoro – racconta Malagoli a IlSussidiario.net –. Alcuni miei amici mi hanno voluto accompagnare nel primo sopralluogo: le travi di cemento si sono sfilate dai pilastri, i muri hanno delle crepe profonde, le pareti sono rigonfiate. Entrare dentro è un rischio troppo grande. Fortunatamente, casa mia, che è a 5 chilometri di distanza, è salva. Le crepe non sono strutturali perché l’abbiamo costruita nel ’96 secondo criteri antisismici. Il lavoro però è a rischio, inutile negarlo. Non so ancora come farò con i nostri clienti, con le banche… Anche perché al nostro principale partner commerciale, con cui era in atto una sinergia molto importante, è andata anche peggio. Da lui infatti non è rimasto in piedi nulla…».

    Cos’ha pensato quando ha visto che il terremoto aveva distrutto il frutto di tante fatiche?

    Ho avuto subito la percezione che nella mia vita stava accadendo qualcosa di importante. “Siamo nelle mani di Dio”, ho pensato. Davanti a un fatto del genere ho capito che le tue forze non bastano, che non puoi fare niente.
    Ma non può finire tutto così. Vede, di momenti duri ne abbiamo passati tanti...

    A cosa si riferisce?

    Nel 2009 era bastata una piccola scintilla, forse un corto circuito, a far divampare l’incendio. Il capannone era pieno di solventi e, grazie all’intervento di un passante, evitammo il peggio. Poi con fatica ci rimettemmo in piedi.
    Certo, questa volta sarà ancora più dura, ma sono sicuro che quello che sta succedendo, accade per me. E che, in fondo, è positivo.

    Come fa a dire una cosa del genere?
    L’ho ripetuto anche a mia figlia, che solitamente sembra impassibile davanti a quello che succede. Questa volta, vedendo tutto sottosopra, è scoppiata in lacrime. Le ho detto che queste cose, anche se sono dure, non ci devono determinare. Si può stare davanti alla realtà a testa alta. E nella situazione in cui siamo, lei capisce bene che non lo dico per retorica. Potremmo iniziare a recriminare: prendercela con lo Stato, con le cose che si dovevano fare prima. Ma questo è ben poca cosa, così il cuore non "tiene".

    E qual è allora la posizione da tenere secondo lei?

    Fare i conti, come possiamo, con le cose che accadono. Questo rende più veri. Questo è quello che posso dire adesso. Soprattutto grazie ai miei amici che mi stanno aiutando sia nelle cose concrete, sia a vivere in questo modo tutte le difficoltà. Li ringrazio, perché sapere di non essere da soli è un grande aiuto. Soprattutto in un momento del genere, in cui, preso dall’ansia, rischi di girare a vuoto e metterti a fare mille cose inutili.

    Cosa si augura a questo punto, per sé e per la sua famiglia?

    Che non si arrivi a disperare. E che gli amici continuino a esserci per poter andare avanti in modo realmente umano. Spero che questa esperienza la possano fare anche i miei dipendenti e che capiscano che per me non sono numeri, ma persone.

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