21/05/12

Oggi più che mai serve speranza: «Vivete bene e muterete i tempi».Sant’Agostino

Non è più tempo di tergiversare: amici che perdono il posto di lavoro, assistere all’immorale gioco di poteri che decidono di noi e dei nostri risparmi, veder spegnere a poco a poco quella vivacità imprenditoriale e quella laboriosa creatività artigiana che da sempre ha caratterizzato le nostre terre…bene, tutto ciò è una stretta alla gola.
Ma il cuore dell’uomo, in quell’ultimo spazio di lealtà che nessun potere può corrompere, riconosce che non è fatto per soffocare, desidera “vivere bene”, virtuosamente, costruire e servire il bene.
Questa è l’origine vera della rabbia e della disperazione che vediamo nei fatti di cronaca e da dove scaturisce la forza dei nostri commoventi ma non risolutivi tentativi di ricostruzione.
Le burrasche della vita sono, come ci ricordava più di trent’anni fa don Luigi Giussani, «il tempo della persona», cioè sono l’occasione per l’uomo di scoprirsi soggetto, di esserci, di rispondere personalmente alle provocazioni della realtà.
Sovvertire le piazza o mettere alla gogna i colpevoli non servirà a far crescere una comunità di soggetti, capaci di collaborare al bene e risollevare la società dalle sue ceneri.
«Ciò che urge affinché la persona sia, affinché il soggetto umano abbia vigore in questa situazione … è l’autocoscienza, una percezione, cioè, chiara ed amorosa di sé, carica della consapevolezza del proprio destino, liberata dall’ottusità istintiva dell’amor proprio».
Esiste un luogo in cui sia possibile recuperare questa identità? Come può l’io «vivere bene», cioè secondo tutta la sua statura originale e «mutare» questi duri tempi?
Dobbiamo dircelo: questo luogo esiste. E’ il luogo la cui la nota dominante è la Carità e la cui melodia sono uomini amorosi di sé, della realtà e di chi incontrano perché vivono di un bene ricevuto. Uomini grati.
Ognuno dunque ripensi a sé, alla propria storia, e ritrovi nella memoria e nel suo presente l’Amore che ha ricevuto e gli uomini che glielo hanno dato. Non è difficile: basta un po’ di lealtà.
La Festa di questi tempi fiorisce su questo lavoro: testimoniare a sé e alla città i segni di questo essere voluti bene sperimentato su di noi. D.C.


DB Aggiunge di suo: Dopo il terremoto, ancor di più serve speranza.



Per questo si invita tutti a un evento che sta a cuore, per la sua testimonianza:

La festa più pazza del mondo,

dal 15 al 17 giugno 2012 in Piazza Martiri a Carpi



1 commento:

  1. Ogni anno a giugno nella grande piazza dei Martiri di Carpi, vicino a Modena, si svolge una festa popolare animata da giochi, eventi culturali, testimonianze. È un appuntamento che si ripete ormai dal 1984 e che ha avuto origine da un'intuizione di Piccinini. Così, in un'intervista rilasciata per la Newsletter della Fondazione Enzo Piccinini, Nadia ricorda quel momento, un sabato pomeriggio, seduti su una panchina, mentre in piazza Martiri c'erano molte persone. «A un certo punto Enzo dice: Come farà tutta questa gente a incontrare Cristo? Come farà a vivere senza di Lui? È un peccato che tutta questa gente non possa incontrare Cristo». Nacque da questa domanda l'idea di fare una festa e di realizzarla in piazza, nel cuore della città, perché tutti vi potessero partecipare. Era una iniziativa assolutamente nuova, perché sino ad allora la piazza veniva usata solo per incontri pubblici promossi dal Comune, ed era una sfida impegnativa per il piccolo gruppo di giovani che allora costituiva la comunità di Cl a Carpi. Però, sostenuti dall'entusiasmo di Piccinini, «abbiamo cominciato a muoverci e la festa c'è stata, dopo solo tre settimane».
    «Per me» continua Nadia «l'amicizia di Enzo, magari inconsapevolmente, ha significato l'incontro con Cristo. Era l'amicizia di Cristo. Era qualcosa di così totalizzante che probabilmente non mi sarei mai riavvicinata alla Chiesa se non l'avessi sentita in questa forma. Enzo non aveva un carattere facile, spesso con lui si combatteva. Lui ti sfidava in continuazione e ti chiedeva: Perché vivi? In che cosa speri? Su che cosa fai affidamento? Era un'amicizia quotidiana in cui entrava tutto. Lui tornava dall'ospedale alla sera e trovava il tempo per venirci a incontrare, quasi tutti i giorni. Con lui si percepiva che il Movimento non era a lato della vita, ma riguardava la vita, era essenziale per vivere».
    [...]

    Emilio Bonicelli, «Enzo. Un'avventura di amicizia» , Marietti, 2009

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