Premessa: Questo articolo di Florio Magnanini ( pubblicato qui per sua gentile condivisione ), lo ritengo condivisibile. Certo è, che, per chi vive problematiche dirette, beh, è comunque dura e interminabile " la faccenda ". D'altro canto, da profano ( l'esperienza che ho in merito è quella della mia giovinezza, quando ero elettricista , e lavoravo nei cantieri ...), ho sempre affermato, dall'inizio di quest'anno, che prima di fine Febbraio, inizio Marzo 2014, non avremmo mai avuto una percezione positiva e un poco speranzosa ( analisi suolo, burocrazia logorante, progettazione, capitolati, ecc. ecc. ) di questa "ricostruzione".
Davide Boldrin
Fonte: www.voce.it
Nelle prossime settimane andrà in onda su RaiTre una puntata di “Presadiretta”, la trasmissione condotta da Corrado Iacona, dedicata alla ricostruzione nelle zone terremotate d’Emilia. L’inviato, Alessandro Macina, si è mosso fra il ferrarese e la bassa modenese, intervistando Sindaci, tecnici comunali e privati, il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri e Architetti di Modena, i vertici della Protezione civile, senza trascurare ovviamente le testimonianze dirette di sfollati, gente alle prese con i lavori e con le procedure.
L’inchiesta ha toccato solo marginalmente le Terre d’Argine e solo Novi e Rovereto. Sarà tuttavia un’occasione per vedere anche da fuori i contorni della ricostruzione. E chissà che non serva a conferirle un peso specifico un po’ più preciso, meno tirato dalle cronache o dalla politica: nel primo caso tendenti a enfatizzare i ritardi e gli intoppi, com’è normale per la stampa quando si erge disinteressatamente a difensore dei più deboli; nel secondo più maliziosamente diretta a dilatare i problemi, nella fretta di stabilire verdetti di un fallimento generalizzato, come capita spesso al capogruppo del Pdl in Consiglio provinciale, Luca Ghelfi.
La situazione va ovviamente valutata Comune per Comune, quando si considerino le differenti situazioni prodotte dal terremoto e la graduatoria dei danneggiamenti che, per le Terre d’Argine, assegna un triste primato a Novi e Rovereto. Pur permanendo difficoltà, è possibile tuttavia rilevare anche qui qualche sviluppo positivo stando almeno ai dati riportati dal sito del Comune di Novi e riferiti al 25 ottobre: su circa 1.600 situazioni di inagibilità, le domande Mude autorizzate finora dal Comune sono state 275 e 101 le “cambiali Errani” emesse, per un importo di 8,405 milioni, dei quali 4,138 effettivamente erogati. C’è molto da fare, certo: è stato necessario formare gli addetti comunali alle pratiche Mude attivi dal novembre scorso, ci sono stati fra loro avvicendamenti e dimissioni che hanno prodotto qualche rallentamento, ma ora alle pratiche autorizzative lavorano in otto. L’incognita maggiore, da qualcuno ritenuta addirittura una bomba a orologeria, potrebbe consistere nella fine dei Cas, i contributi di autonoma sistemazione rifinanziati ad agosto, ma destinati a cessare con l’emergenza e di cui ora fra Novi e Rovereto usufruiscono 854 persone e che hanno permesso a molte di loro di affrontare gli affitti nelle sistemazioni provvisorie.
Interpellando oggi diversi tecnici si ha peraltro la sensazione che, al di là delle forzature, delle lamentele interessate di qualche politico e di vere e proprie bugìe, le risorse stiano poco a poco affluendo. Sui tempi lunghi, però, ci ha detto uno di loro, “…influiscono i controlli, peraltro indispensabili quando si tratta di denaro pubblico. I controllori, poi, vanno formati professionalmente: e non è una cosa che si possa fare in un batter d’occhio. Ci sono inoltre da considerare sia la necessità di una progettazione antisismica che dischiude problemi in precedenza poco conosciuti che la tendenza di molti tecnici ad accumulare troppi incarichi. E’ da luglio che cerco di mettermi in contatto con un geometra di San Felice, ma non mi risponde e si capisce anche così che razza di impegni si sia preso qualcuno”. Che si tratti di governare una macchina oggettivamente complessa lo conferma anche Gaetano Zanoli, ingegnere e architetto: «Alla fine non mi sento di essere troppo critico – dice –. L’apparato normativo ha tenuto e le ordinanze sono intervenute a cambiare, ma solo per apportare migliorie o per aspetti secondari. A molti di noi sembra che la situazione sia sotto controllo».
La sensazione è confermata anche per il versante delle imprese: «I tecnici – ci hanno detto alla Cna provinciale – sono ora più ottimisti, ma per mesi sono stati alle prese con la complessità delle procedure. Nelle pratiche Sfinge, a differenza dei Mude, l’accettazione compete alla Regione. Gli intralci si sono avuti dopo il distacco della cambiale Errani, quando molti Comuni tardavano nel comunicare che l’intervento richiesto aveva i titoli edilizi in regola per essere attuato, vale a dire tutte le certificazioni relative all’impresa e alle autorizzazioni necessarie per ogni opera edile».
Anche questo spiegherebbe lo scarso numero di richieste Sfinge pervenute finora: non più di 500 per tutta l’area devastata dal sisma. Per le imprese, resta sullo sfondo forse il problema maggiore, almeno per Carpi: la linea delle mappe di scuotimentoi che obbliga chi è di qua a procedere con il miglioramento antisismico anche se non ha subito danni. Il momento economico non è dei migliori. E chi assicura quelle linee non possano essere messe in discussione da un altro sisma che tutti ci si augura non si ripeta mai più?
...N.D.Boldrin: MAGNANINI, Mi scusi ma... TIE' !!!
Nessun commento:
Posta un commento