Ricevo da Tania Andreoli, e pubblico:
Il significato dei tre colori della nostra Bandiera Nazionale
Non tutti conoscono la storia della nostra Bandiera, e neppure il significato dei tre colori che la compongono. Secondo un'antica poesiola scritta nei "sussidiari" delle scuole elementari di un tempo, nel vessillo dell'Italia ci sarebbe il verde per ricordare i nostri prati, il bianco per le nostre nevi perenni, ed il rosso in omaggio ai soldati che sono morti in tante travagliate guerre. Su questo tema hanno profuso rime anche poeti di fama come Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Renzo Pezzani, Ada Negri.... Davvero il verde dei prati, il bianco delle nevi, e il rosso di un sangue versato tra le lacrime di un'intera nazione per duecento anni è la trasposizione allegorica del nostro Tricolore?
E' difficile identificare tra i tanti chi e come ha inventato una simile leggenda. Leggenda romantica, ma non vera. Alla luce della Storia essa appare puerile e senza senso. Può essere il tema di una filastrocca, ma è inconcepibile che una penisola frazionata in tanti piccoli stati, abbia avuto col Risorgimento la forza di unirsi per celebrare prati e nevai.
Nasce quindi il sospetto che l'ignoto cantore di tale favola abbia voluto nascondere una realtà ben diversa, e molto più seria e drammatica. Una verità difficile da gestire quando oggi, grazie ai motori di ricerca come Google, la storia patria reale, è interamente riscritta.
La bandiera italiana è nata nel 1794, quando due studenti di Bologna, Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, tentarono una sollevazione contro il potere assolutista che governava la città da quasi 200 anni. I due presero come distintivo la coccarda della rivoluzione parigina, ma, per non far da scimmia alla Francia, cambiarono l'azzurro col verde. Il significato allegorico è rimasto comunque lo stesso: un Tricolore come traguardo di un popolo che mirava ad avere Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza. Tre obiettivi senza i quali non ci può essere Dignità, Democrazia, Prosperità.
Il nostro Tricolore riassume i naturali "Diritti dell'Uomo", le aspirazioni di tutte le genti, la volontà di chi crede nella propria nazione volta al progresso, con leggi adeguate, senza divisioni, stessi doveri e medesimi privilegi. Un paese dove non ci siano discriminazioni, ma ognuno fa' del proprio lavoro una cosciente responsabilità. Dove la morale e l'etica siano guida costante per un'esistenza felice e serena.
Questo è scritto nella nostra bandiera, e questo è quanto sognavano quei due studenti che l'hanno ideata e difesa sino a sacrificare la loro vita ventenne al bieco assolutismo despota dei carnefici del potere.
La cronologia della nascita del Tricolore sta in poche date: il 14 novembre 1794 appare per la prima volta come coccarda puntata sugli abiti dei patrioti nella sommossa di Bologna. Il 18 maggio 1796 i colori di questa coccarda sono accettati da Napoleone, a Milano, e questi consegna alla Guardia Civica, alla Legione Lombarda e alla Guardia Nazionale una bandiera a strisce verticali verde bianca e rossa. (Nel corso di questa cerimonia Napoleone specifica che questi tre colori provengono dalla coccarda della sollevazione bolognese, infatti, dice testualmente: "Visto che loro (i due studenti) hanno scelto questi tre colori, così siano". Il 9 ottobre 1796 (18 vendemmiaio anno V) La legione Italiana emanazione della Legione Lombarda riceve dal Bonaparte un Tricolore con la stessa composizione della coccarda di De Rolandis e Zamboni. Il 18 ottobre dello stesso anno, (27 vendemmiaio) il senato riunito a Bologna e Modena decreta che sia creata una bandiera a bande verticali con questi tre colori, simbolo della nuova Repubblica Cispadana, prima tappa di una nuova Repubblica Italiana. Il 7 gennaio del 1797 a Reggio Emilia, i convenuti delle assise fanno proprio il nuovo stendardo e s’impegnano a che esso diventi universale.
Torino, 20 aprile 2010
Ito De Rolandis

Bravo Boldrin, complimenti e grazie.
RispondiEliminaQuesta nostra bandiera dovrebbe essere più rispettata ed onorata, per tutto ciò che rappresenta, per i martiri che per essa sono morti, per gli ideali che racchiude. La nostra bandiera è come il crocifisso per un cristiano, un simbolo sacro.
Gli altri vessilli che spesso a lei vengono abbinati, debbono stare a debita distanza e non coprire il "tricolore"!!
Quando facevo le elementari a Novi ho lontani ricordi che si diceva che Napoleone passò per la villa delle Rose e che una contessina cucì li uno dei primi tricolori. Leggende metropolitane o c'è qualche fondamento? C'è qualcuno, magari del gruppo storico novese che ne sa di più? Sarebbe l'anno giusto per approfondire ed eventualmente sfatare certi miti...
RispondiEliminaIl tricolore "novese" non dovrebbe essere una bufala.. A Novi, presso il Cimitero, c'è una lapide a testimonianza di questo avvenimento. La lapide, a copertura della tomba di alcuni membri della famiglia Testi Rangone, tra cui la contessina Rosa, riporta appunto che la stessa cucì un tricolore. Se non sbaglio però quello novese fu uno dei tanti tricolori cuciti durante il periodo Risorgimentale. Quello della Contessa Rosa Testi Rangone fu cucito, mi pare, nel 1831 per Ciro Menotti e le costò una condanna a tre anni di reclusione dopo il fallimento dell'insurrezione a Modena. Ecco perchè non è una bufala nè un mito ma non può essere il primo tricolore italiano che risale invece alla fine del 1700 dopo il primo utilizzo in una coccarda da parte di De Rolandis e Zambone, come riportato da Boldrin in questo post. Ufficialmente il padre del tricolore fu Giuseppe Compagnoni che, durante il primo congresso della Repubblica Cispadana a Reggio Emilia nel 1797, presentò una mozione affichè il vessillo verde bianco e rosso fosse ritenuto stemma della Repubblica.
RispondiEliminaDiego Zanotti
Il tricolore novese non è una bufala.
RispondiEliminaPeccato che in questo Comune le vicende storiche di spessore vengono messe nel dimenticatoio.
Se fosse 1 altro Comune, si farebbero celebrazioni alla grande, invece, qua interessa soltanto il Giorno della Memoria.
Con tutto rispetto, ma non ci sto ad annullare in questo modo la storia del nostro Comune!!!!
Occorre voler più bene al territorio, altro che Comune unico!
Tania Andreoli
Consigliera PDL
Bravo Boldrin! Finalmente un argomento serio su cui, come si vede, diversi amici si sono impegnati in commenti o contributi storici.
RispondiEliminaDa queste letture si può trarre questa riflessione: nel cuore dell'Emilia "rossa di ideali ardenti" (allora non erano ancora nati i "protozoi" del socialismo, tanto meno del comunismo!) è nato il tricolore italiano, si è diffuso il germe della Rivoluzione francese con i suoi principi raccolti nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo (e del cittadino) da cui è nato l'Irredentismo risorgimentale.
Da questa analisi storica, oggettiva, si può capire meglio il motivo percui la Lega Nord si sta impegnando così fortemente per travolgere gli attuali equilibri politici dell'Emilia Romagna. Impresa politica del tutto legittima ma è parimenti un dovere unire tutte le forze che credono nel valore della Patria una e indivisibile per ribattere, con la forza degli argomenti, ad ogni provocazione, calunnia e/o derisione, perchè il silenzio è un autogol!
Scusate l'enfasi ma...mi sono anche trattenuto!
p.s. per Tania: anch'io sono contro al COmune unico!
elleffe
Però, diamo a CesaVe ( ...che non è PVadella..anche se sembVa..) quel che è di CesaVe.. Il post l'ho fatto su richiesta di TANIA ANDREOLI.
RispondiEliminaDavide Boldrin
Vi riporto alcune informazioni sulla vicenda della contessa che possono soddisfare alcune curiosità espresse nel blog.
RispondiEliminaLa Rosa Testi Rangone è stata ricordata durante la conferenza “Eroine modenesi del Risorgimento” che si è svolta l'8 marzo alla Biblioteca Estense.
Ho partecipato all'iniziativa perché da tempo sto conducendo una ricerca sulla Testi Rangone e su alcuni episodi della sua esistenza.
Nel 1931 fu pubblicato “La contessa Rosa Testi Rangone” di Giulietta Nicodamo Rubin.
Da questo testo riprendo la descrizione relativa alla bandiera della contessa “Una sera Ciro, il fiero capo dei ribelli, consegna alla nobile compagna di fede tre pezze di seta: i tre colori della patria aspettano di essere composti dalle aristocratiche mani della dama in forma di bandiera... Rosa decide di lavorare allo stendardo nella più grande segretezza... Complice diviene in tal modo l'amato Castello di Novi. Quale nascondiglio infatti più sicuro della famosa e segreta stanzetta del Belvedere? Là su dove nessun occhio indiscreto e maligno poteva scoprire il suo lavoro, ella preparò l'italico emblema”
Al di là della retorica e del romanzesco, la contessa fu ritenuta colpevole di “aver cucita di commissione di Ciro Menotti, una Bandiera” e per questo fu condannata “alla reclusione per anni tre in un forte dello Stato” come riportato nella sentenza firmata dal Duca Francesco IV. La pena fu poi commutata in tre anni di reclusione in un monastero reggiano.
Una delle bandiere del moto modenese del 1831- mi piace pensare sia quella cucita a Novi dalla contessa- è visibile presso il Museo del Risorgimento di Modena al seguente link
http://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/samira/v2fe/loadcard.do?id_card=67616&force=1
Ci sono molti altri episodi interessanti, la mia ricerca continua ...
Simona Sala
Grazie Simona per la bella testimonianza che aggiunge elementi a questo interessante dibattito. Sapevo della serata modenese sulle donne del Risorgimento. Sarebbe bello poter organizzare qualcosa di analogo, magari più incentrato sulla storia della contessina Testi, anche a Novi. La tua ricerca sarebbe fondamentale. Faccio parte di un'associazione culturale di Rovereto e a partire dal prossimo 30 marzo abbiamo in programma una serie di iniziative legate al 150esimo, che si aggiungono e si affiancano a quelle già in programma dell'Amministrazione Comunale, si potrebbe organizzare qualcosa anche su questo argomento. Quello che organizziamo lo facciamo sia perchè ci piace che per il paese, poi purtroppo la partecipazione è sempre scarsa, ma l'importante è non demordere: mi rendo conto che è più facile dire che non si fa niente, piuttosto che partecipare!
RispondiEliminaDiego Zanotti
Per amor di territorio, quella bandiera dovrebbe essere a Novi di Modena, non al Museo del Risorgimento di Modena!
RispondiEliminaMi capitò di visitare il Museo del Castello di carpi e vedere esposti reperti preistorici di Novi che, al contrario, dovrebbero essere valorizzati in loco.
Dipende sempre dall'amore che le Amministrazioni locali hanno per il proprio territorio.
Intanto a Novi di Modena i tricolori esposti si contano ed è piuttosto vergognoso.
Tania Andreoli
Consigliera PDL