01/06/12

Vita da sfollato. La fede, il nostro martire, Guareschi, e il super - Camillo ...

Premessa:  Nulla sarà più come prima. Anche le boldrinate, inevitabilmente. E se avessi saputo, mai avrei chiamato questo blog “ novigiudiforma”…
Davide Boldrin

Questa volta si andrà molto sul personale. E’ inevitabile. Il sottoscritto risiede a Rovereto sulla Secchia di Novi di Modena. Rovereto è stato definito “paese fantasma”.  Non è così. L’anima delle persone c’è . Il sottoscritto è stato costretto ad un breve esilio forzato, nella località di Montese (MO) ( qui, ci sono anche alcuni  miei paesani e altre persone colpite dall’evento sismico, dei vari comuni della bassa ). Più per dare tranquillità ad alcuni famigliari, che altro. Ma il desiderio di tornare a casa, è tremendo.  Il cuore è li. La casa dove vivo è agibile, ma la casa vecchia, deposito attrezzi di mio cognato, agricoltore, ha seri problemi. Si prevede un crollo, e questo rischia di isolare elettricamente, oltre a noi, tutte le case limitrofe per via dei cavi. A breve, intervento. In più  si stà approntando un “camping” con roulotte.
Ora, cosa c’entrerà la fede con tutto ciò ? Da questo terremoto si impara una cosa: niente è eterno. Tutto è precario. Tutto. E nulla sarà più come prima. Niente. Nel giro di pochi giorni, la vita è cambiata per tutti coloro che hanno avuto a che fare con il terremoto. Chi più e chi meno, ma nessuno ne è esente.
Il martirio ( perché di questo si tratta ) di Don Ivan ( … Camillo … ) Martini,
non può non lasciare un segno evidente di cosa sia, per quando mi riguarda, il vero punto di forza e reazione.

Spero di tenerne memoria anche in futuro, se torneranno "momenti comodi".

Noi uomini siamo testardi e orgogliosi. Ma la realtà, lo abbiamo visto, lo è più di noi. E l’unica roccia può essere solo riconoscere che noi in fondo, non siamo niente. Effimeri. Questo rende liberi di affrontare le difficoltà, con la certezza che si è fatti per l’eternità. E che il paradiso in terra, non esisterà mai. Soltanto vivendo alla giornata ( ogni giorno ha la sua pena ) vivremo bene. Ho avuto testimonianza di ciò da alcune persone anziane. Evidente come hanno reagito ( guerra e chi ha subito l’alluvione ). Fa bene reagire, si vede davvero tanta solidarietà, e voglia di fare. Ma non è questo l’essenziale. Questo è segno ( non di solo pane – N.D.B.: non SENZA…- vive l’uomo. Ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio ). L’essenziale è altro. Come fanno notare Alberto, il figlio di Giovannino Guareschi, e ( boldrinata…) Don Julian (… Camillo al cubo …) Carron :

«Mio padre direbbe: salvate la fede»
STEFANO ANDRINI

« M
io padre, alla domanda di don Camillo che chiede cosa si può fare di fronte a una catastrofe, fa rispondere al 'suo' Cristo: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta”». Cosi, citando la saga di Giovannino Guareschi, il figlio dello scrittore, Alberto, entra in punta di piedi nelle vicende di paura e speranza che si intrecciano nelle zone terremotate.

Il sisma ha fatto emergere ancora una volta le caratteristiche del popolo emiliano che non si rassegna di fronte alle calamità. Come lo vedeva Guareschi questo
popolo?

«Bisogna rendersi conto, scrive, che in quella fettaccia di terra tra il fiume e il monte, possono succedere cose che da altre parti non succedono. Cose che non stonano mai col paesaggio… Allora si capisce meglio don Camillo, Peppone e tutta l’altra mercanzia. E non ci si stupisce che il Cristo parli e che uno possa spaccare la zucca a un altro, ma onestamente, però: cioè senza odio. E che due nemici si trovino, alla fine, d’accordo nelle cose essenziali
».

La reazione del paese di fronte all’alluvione sembra simile a quella che oggi vediamo di fronte al sisma…
«Don Camillo, solo, nella chiesa allagata, per rincuorare la sua gente che lo ascolta raccolta sugli argini dove si è rifugiata, cerca di riaccendere nel loro cuore la speranza: “Fratelli! Le acque escono tumultuose dal letto dei fiumi e tutto travolgono: ma un giorno esse ritorneranno, placate, nel loro alveo e ritornerà a risplendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete persa la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”».

Tante chiese sono andate distrutte. Cos’era la chiesa parrocchiale nel mondo di Guareschi? E se la chiesa di don Camillo fosse crollata, cosa avrebbe fatto il comunista
Peppone?

«La chiesa di don Camillo era tutt’uno con il suo parroco e la canonica era un confortante rifugio: in tantissimi racconti don Camillo dà ospitalità in canonica ai suoi parrocchiani, specie ai bambini. E se la chiesa fosse andata distrutta il comunista Peppone avrebbe contribuito alla sua ricostruzione come aveva già fatto per riparare la torre campanaria lesionata per la semplice ragione che: “Da questa torre, queste campane hanno salutato ieri l’alba della Liberazione e da questa torre queste stesse campane dovranno salutare domani l’alba radiosa della rivoluzione proletaria!”, disse Peppone a don Camillo. E gli mise davanti tre grandi fazzoletti
rossi pieni di soldi».

In una lettera alle popolazioni terremotate il cardinale Caffarra parla della dedizione eroica dei sindaci e della testimonianza commovente dei sacerdoti. Parole che a Guareschi sarebbero piaciute?


«Sì, le parole del cardinale Caffarra gli sarebbero piaciute e si sarebbe sentito in sintonia con lui: prima di tutto perché il cardinale è un figlio della nostra terra e poi perché anche mio padre, raccontando la famosa alluvione del 1951, aveva messo in evidenza, come segno esemplare, gli sforzi del sindaco Peppone per mettere in salvo la propria gente, e la condivisione di don Camillo delle sofferenze del suo gregge».


Questi giorni hanno fatto emergere la religiosità forte e radicata dell’Emilia. È simile a quella che ha raccontato suo padre?


«È molto simile: mio padre si sarebbe profondamente commosso per l’atto di devozione di don Ivan Martini che ha perso la vita per salvare la Madonnina. Come lo aveva commosso la misericordia pastorale che aveva spinto don Giovanni Bernini, parroco di Mezzano Inferiore, a restare sulla torre campanaria durante l’alluvione del novembre 1951 per rincuorare la sua gente con il suono dell’Ave Maria. Tanto da far rimanere, nel suo racconto dell’alluvione, don Camillo
in chiesa...».



Don Julian ( .. super - Camillo ... ) Carron ( www.clonline.org ) In occasione Terremoto a Modena 29 maggio 2012:

Questo è il momento della persona! Dobbiamo renderci conto di chi ci dà la vita adesso, chi ci dà il punto di appoggio per stare in questa situazione. Ora le spiegazioni penultime non servono. Anche “se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare” “Tu sei il mio Dio”: questa è l’espressione ultima dell’uomo. Io chi sono? Sono una parte di questo tutto che crolla, o sono qualcosa d’altro?

Ciascuno, per stare davanti al reale, è costretto a non stare nell’apparenza. Qui si vede chi siamo, dov’è la nostra consistenza. Il terremoto può essere l’occasione attraverso cui il Mistero ci fa prendere coscienza di noi: vi rendete conto chi siete voi e Chi sono io?

Rispondere a questa domanda non lo si fa una volta per tutte. Occorre rispondere in continuazione, come giudizio, come riconoscimento di Chi ci fa ora.
“Io – sono – tu – che – mi – fai”.



 
Dalla " stazione mobile" di Montese ( MO ), a 1/2 W-fi pubblico, è tutto.
Forza e coraggio, la vita è un passagio.

Davide Boldrin

1 commento:

  1. Ciao davide e Margherita e bimbe
    vi saluto e vi abbraccio forte scusa se uso questo canale per salutarvi al momento sono a modena ho portato mia suocera dalla sorella mi sono lavata e torno a S.Antonio posso dirti che Rovereto e' un paese di persone stupende e sto scoprendo un sacco di amici che non credevo di avere
    vi saluto e vi abbraccio Marina
    un in bocca al lupo a tutte le persone colpite da questo tremendo terremoto
    con calma la vita ricomincerà a scorrere tranquilla anche se un po diversa abbiamo portato a casa la pelle e questo e' molto

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