Come mai una affermazione del genere ? Cosa avranno in comune una intervista politica sulle elezioni 2014 a Carpi, e le pratiche attuali del sisma, da elogiare come anticomunista, ovvero la cosa più sacra e bella della politica ? Ecco qui:
ROBERTO ANDREOLI - Intervista a VOCE ( www.voce.it ) :
Roberto Andreoli (Pdl) contrario all'aut aut di Russo su Primarie del centrodestra “Non accetto ultimatum”
“Questo non significa che non si possa ragionare con gli altri”. Forza Italia? “Qui non si è ancora vista”. Il peso delle divisioni. Economia, lavoro e cittadinanza attiva i punti più sentiti
Carpi – Per puro caso, l'intervista con Roberto Andreoli, capogruppo del Pdl in Consiglio, coincide con uno dei pochi segnali di esistenza in vita del centro destra cittadino, al quale Antonio Russo, consigliere comunale già Pdl e poi confluito in Fratelli d'Italia, ha lanciato in questi giorni la sfida di Primarie per la scelta di un candidato Sindaco comune. La sfida, Andreoli, ha già ricevuto un no dalla Lega Nord: e lei, che nel 2009 è stato il candidato sindaco dell'ultimo centrodestra allargato, come la considera?
«Credo sia da rigettare totalmente, specie l'ultimatum dei quindici giorni che è stato lanciato nella circostanza. Il mio parere si ferma qui. Perché abbiano tutta questa fretta, credo serva per marcare il territorio e dividersi le zone. Quindi, non sostengo che non si debba ragionare con loro, ma torno a dire che non mi piacciono gli ultimatum» Domanda filosofica: esiste una effettiva possibilità in sede locale che non si riproducano meccanicamente gli schemi della politica nazionale? «Non ho mai creduto che si possano riprodurre a Carpi le situazioni di Roma. Credo sia evidente che anche in questo momento non si debbano cercare le stesse dinamiche. E' sbagliato e stolto» E allora chiudersi negli schieramenti consueti non rischia, per il centrodestra, di tradursi nell'ennesima preparazione di una sconfitta? «Concordo. In più aggiungerei che a Modena, rispetto al nazionale, abbiamo sempre scontato la presenza di diversi galletti nel pollaio che non hanno mai guardato al bene del partito, ma prima di tutto al proprio. E questo non ha mai fatto crescere il Pdl. Se fossero invece scattate delle sinergie, qualcosa si sarebbe ottenuto. In altre realtà non c'è questo problema. Carpi ha sempre vissuto diversamente da Modena queste tensioni, ma facendo capo ai meccanismi provinciali, abbiamo finito con lo scontarli pure noi» Spieghiamoli, questi meccanismi, per chi non segue le cronache modenesi… «Fino a poco tempo fa c'erano il gruppo bertoliniano e quello di Giovanardi, prima in due partiti diversi poi nello stesso partito. Erano loro ad aggregare e a disaggregare, non lavorando mai in sinergia e commettendo così un errore strategico. Ora una dei due non c'è più, ma è rimasto un gruppo che fa riferimento a lei. Poi è apparso sulla scena un altro che si chiama Samorì che cercheremo di capire e inquadrare. La situazione, al momento, è questa e non aiuta perché non c'è molta
chiarezza» E la rinascita di Forza Italia? «Io non ne so proprio nulla. A Milano ho visto sì dei manifesti, ma qui a Carpi ancora nulla…» Lei, del resto, è sempre rimasto estraneo a queste dinamiche interne: alla luce della sua convinzione che il nazionale non vada riprodotto pari pari nel locale, come intende muoversi?
«Ritengo che un ciclo si sia esaurito. E' un ciclo apertosi 15 anni fa con certe prospettive, ma le cose non sono eterne. Con questo non mi sottraggo a una riflessione: si vedrà con chi ci sta su come mettere a
frutto l'esperienza fatta» Si riproporranno anche a Carpi le divisioni modenesi del centro destra? Si
notano micro aggregazioni evidenti: di Russo si è detto, la Lega fa da sé e al vostro interno c'è il duo Benatti-Lamma che lavora in proprio, divertendosi sul web… «Se salteranno fuori divisioni, pazienza: io non ci ho mai dato peso. Credo comunque che tutti abbiano chiaro che da soli non si fa niente ed è necessario stare insieme. In secondo luogo, non bisogna ragionare partendo da persone che fanno certamente parte dell'oggi, ma alle quali non ci si può fermare» E le cose da fare? «Premesso che a me è sempre piaciuto ragionare piuttosto dei problemi della città, mi pare che essa abbia cambiato i connotati degli utlimi anni, perché anche a Carpi comincia a calare la ricchezza, di tutti: tutti siamo meno ricchi di prima e questo fa sì che Carpi abbia necessità e sconti problemi nuovi che prima non c'erano. Questo cambio di prospettiva intacca e si scontra in modo molto forte con le politiche che l'Amministrazione comunale ha portato avanti finora, per cui se non
c'è un cambio di passo, di prospettive e di obiettivi ai quali tendere, è facile che si vada a sbattere contro un muro» Ma lei a quali obiettivi pensa, in particolare? «Il punto centrale è provare a dare la possibilità di lavorare a chi ne ha ancora voglia. E mi riferisco sia a chi vuole fare l'imprenditore o l'artigiano sia a chi vuole semplicemente trovare un lavoro che lo soddisfi e apra opportunità per i figli. Economia e lavoro, insomma, sono centrali. E allora credo che sebbene si tratti di un tema che non coinvolge direttamente il Comune, qualche cosa l'Amministrazione possa fare e da subito. Togliere per esempio tutti gli orpelli che stanno
gravando sempre più su quelli che vogliono fare qualche cosa: dal Prg che non ti permette di cambiare una destinazione d'uso se non pagando cifre salatissime, alle regole che non ti permettono di mettere un'insegna davanti al tuo locale. In una parola, tutte le norme che ti bloccano se vuoi fare qualche cosa, con tutta la sequela di permessi e autorizzazioni. Attenzione: non intendo dire che ognuno deve fare quel che gli pare, ma solo che se intendo fare una cosa, tu Comune mi dai la normativa in mano e vieni a controllare se l'ho osservata. C'è da capovolgere il concetto vigente, per il quale solo dopo che mi hai dato l'autorizzazione io posso partire. E questo perché quando tu mi autorizzi, è già troppo tardi. Dammi fiducia e poi mi controlli. Di
impedimenti legati all'ottica inversa ce n'è una sfilza lunga così: e se non si rimuovono si perdono delle opportunità» Quali forze politiche ritiene di incontrare su questo tipo di sensibilità? «Non ho mai fatto domande dirette, ma mi pare che questo sia il terreno su cui lavorare: tutti gli altri sono secondari. Chiunque voglia darsi da fare nella prossima legislatura dovrà porsi questo obiettivo primario. Poi, se ci fosse qualcuno che si vuole impegnare, che sia del Pd o della Lega, nessun problema…» A proposito di incontri con le altre forze politiche: dal centro destra Alleanza per Carpi viene vista come quella che potrebbe sottrarre voti per
portarli al Pd in un eventuale ballottaggio… «Abbiamo lavorato molto bene con ApC in questi anni, trovandoci d'accordo su alcune cose, su altre no, come è normale. La loro proposta io l'ho ascoltata con interesse. Mi pare che manchi una visione della realtà per come è uscita dalle ultime amministrative, dove
la seconda forza a Carpi non è risultata Alleanza per Carpi, bensì il Pdl. Forse si sarebbe dovuto dialogare un po' più approfonditamente. Invece è stato detto che ci sarà Alleanza per Carpi e tutti quelli che vogliono
possono entrare in questo gruppo. Credo sia una cosa non facilmente accettabile, perché sarebbe stato vero il contrario. Ciò non toglie che si possa dialogare, ma Pivetti non ha detto che in caso di ballottaggio non
voterà mai Pd. Questo apre un enorme punto interrogativo: abbiamo visto altri fare lo stesso ragionamento…» I recinti di partito, però, stando anche ad astensioni e fughe verso Grillosono un po' meno netti, oggi, rispetto al 2009… «Sicuramente sì. Ci sono inoltre sviluppi da capire, come la vicenda Berlusconi e le intenzioni di Renzi, per intenderci. Detto e ribadito che i fatti nazionali servono a poco, questi sviluppi chiariranno almeno come ci si chiamerà, chi vuole essere da una parte e chi dall'altra» Dove, come e quando il Pdl e i suoi eventuali alleati sceglieranno il candidato Sindaco? «Non so rispondere nel dettaglio. Abbiamo fatto una serie di approfondimenti e aspettato alcune notizie su che cosa faranno anche altre persone. Alcune accelerazioni non le abbiamo capite e non ci sono piaciute ma rimane la disponibilità a ragionare con chi vuole mettere in campo un progetto con al centro le cose che dicevo» L'economia e il lavoro, abbiamo visto: e che altro? «I cittadini attivi a Carpi mi sembrano sempre meno. E per cittadinanza attiva intendo quella che si interessa alla città e fa mettere in gioco le persone. Su questo si sono fatti molti passi indietro, mentre credo occorra stimolare la gente per cui tutti si sentano cittadini, tutti vengano interpellati al momento delle scelte e si rendano disponibili a metterci faccia ed energie. In caso contrario, la città ne perde. Condivido una riflessione che ho sentita ultimamente, secondo la quale per troppo tempo molti cittadini di Carpi hanno demandato la gestione della macchina amministrativa a un gruppo di persone, perché loro avevano altro
da fare. Sono d'accordo: credo però sia venuto il momento di delegare un po' meno e impegnarsi in prima persona. Non ci possiamo più permettere di essere contenti o scontenti di quel che altri fanno, senza metterci qualche cosa di nostro. Nel mio piccolo, il mio impegno in questi anni di vita amministrativa è partito proprio da qui».
MAURO FABBRI - Intervista a TEMPO ( http://www.temponews.it/ )
Camminare per le strade dei comuni terremotati è un’esperienza tanto desolante quanto sconfortante. Fa male al cuore infatti notare come la ricostruzione sia ancora un miraggio. Ovunque buchi. Spianate di cemento punteggiano i centri urbani laddove sorgevano case, bar, cinema, negozi... A rallentare il percorso di rinascita delle nostre città, una burocrazia elefantiaca e la difficoltà a incassare i fondi regionali per la ricostruzione. Sono numerose le imprese edili in sofferenza a causa della lentezza nell’ottenere i contributi dello “stato avanzamento lavori”. Tempistiche talmente dilatate da aver costretto molti imprenditori ad abbandonare i pochi cantieri partiti in attesa di procedure più snelle per scongiurare il temuto rischio di fallimento. A far luce sulla gravità della situazione è il geometra novese Mauro Fabbri, amministratore delegato di Case & Costruzioni di Fossoli. “Il 28 agosto 2012, è uscita l’ordinanza regionale sui danni classificati A e B. Da un anno abbiamo gli strumenti per intervenire; norme che i tecnici hanno dovuto imparare a utilizzare per poi tradurle nei progetti necessari per inviare i Mude. Il risultato? Al 27 agosto 2013, a Novi, su un totale di 1.662 edifici inagibili, sono state accettate 222 richieste di contributo, di cui 118 in corso di verifica e 85 per cui è stata riconosciuta la Cambiale Errani. Solo 9 cantieri hanno concluso l’iter, ricevendo il contributo al 100% di fine lavori”. Numeri esigui che hanno spinto imprenditori e professionisti a esprimere la propria contrarietà alla Regione, “un mastodonte che fatica a cambiare rotta e, pur non dimostrandosi del tutto sorda alle sollecitazioni arrivate dai territori terremotati, ha tempi lunghissimi. Agosto è stato un mese all’insegna delle proteste, speriamo che le pressioni nostre e dei tecnici locali - si augura Fabbri - possano produrre dei frutti e dei cambiamenti sostanziali”. Tutti chiedono a gran voce lo snellimento dell’apparato burocratico, maggiore autonomia rispetto agli uffici tecnici comunali, più risorse umane agli enti pubblici per sbrigare la mole di lavoro legata alla ricostruzione e tempi più veloci per accedere ai contributi: “i piccoli comuni hanno a disposizione uno staff ridotto e l’alto numero di pratiche li strozza. Inoltre i ripristini progettati dai professionisti privati incontrano alcune resistenze da parte dei tecnici comunali che, essendo responsabili di quanto lo Stato erogherà, alle volte, storcono il naso di fronte a numerosi fattori (soprattutto quelli legati all’impiantistica) reputati migliorativi. Interpretazioni che si rivelano determinanti per stabilire l’entità dei contributi e allungano i tempi”. E allora che fare? “Se un tecnico privato ha bisogno di dirimere una questione con un collega che lavora nel pubblico, ha inizio il dramma. Possono passare anche 40 giorni prima di ottenere un appuntamento. La situazione è insostenibile”. Il lavoro serio e certificato dei privati deve essere maggiormente valorizzato e il pubblico alleggerito: “chiediamo più controlli a campione sui cantieri e meno sulla carta, procedure semplificate e minori responsabilità personali per i funzionari pubblici che licenziano le pratiche”. A rallentare ulteriormente la ricostruzione e a penalizzare le imprese vi è poi il prezzario stabilito dalla Regione: “temendo infiltrazioni mafiose e occasioni di facile arricchimento, la Regione ha posto paletti che si sono rivelati in molte occasioni controproducenti. I prezzi che ha fissato sono astratti, poco flessibili e difficilmente applicabili. La ricostruzione non consente di fare business, non offre nuove possibilità di guadagno a un settore in fortissima crisi e, di conseguenza, non è allettante per le imprese. Molte ditte stanno prudentemente aspettando procedure semplificate e un accesso più veloce ai risarcimenti”. Ergo la tanto “temuta” corsa al cantiere non è mai iniziata: “nel capoluogo del mio Comune - spiega - oggi ho contato una decina di cantieri, di cui almeno quattro sono fermi da mesi”. Ma Case & Costruzioni, pur provata da cinque anni di crisi dell’edilizia, ha scelto un’altra strada: “io vivo a Novi, cammino tra i miei concittadini - prosegue Mauro Fabbri - e ho deciso di rischiare e rispondere immediatamente alle richieste di aiuto che mi sono arrivate”. Vero e proprio apripista, Fabbri ha concluso quattro cantieri significativi (due E leggere e due B) di edilizia residenziale privata a Novi, per un totale di 19 appartamenti: “la cambiale più alta concessa a Novi finora (400mila euro) è su un condominio che abbiamo ristrutturato noi”. E i soldi pubblici promessi, sono arrivati? “In questi giorni dovrebbero iniziare ad arrivare i primi fondi. Nei 10 mesi necessari a terminare i cantieri, ho coperto l’80 percento delle spese, esponendomi con le banche. Non me la sono sentita di fermare il cantiere e lasciare tante famiglie fuori casa e, quindi, ho scelto di stringere i denti e chiedere prestiti alle banche per far fronte ai costi. Siamo tutti provati dalla crisi, se manca la liquidità e le banche chiudono i rubinetti il rischio di fallire esiste eccome”. Comprensibile che alcune imprese abbiano sospeso i cantieri in corso d’opera: “il nostro settore è considerato pericoloso dalle banche e bastano una ricevuta non pagata o lo sforamento del fido perchè il sistema di accesso al credito si blocchi del tutto”. Un sistema assolutamente incompatibile con l’impianto di “risarcimento” voluto dalla Regione che concede l’erogazione del contributo solo dopo che il pubblico ha controllato che tutto sia filato liscio come l’olio e che, professionisti e imprese abbiano già, da tempo, concluso il proprio lavoro. Finalmente a Novi è arrivata una boccata d’ossigeno per le ditte e di recente hanno attivato delle procedure semplificate per l’erogazione dei pagamenti SAL in acconto. “Occorrerebbe comunque dare la precedenza alla chiusura e al pagamento dei Mude legati ai cantieri più vecchi ora conclusi. Sarebbe davvero un bel segnale da dare alle imprese che, per prime, si sono dedicate alla ricostruzione”, chiosa Fabbri. Anche perchè, d’aria, si sa, non vive nessuno...
Jessica Bianchi
Conclusione ? PIU' SOCIETA' e MENO STATO, è una "boldrinata", o una necessità ?
Davide Boldrin
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