Signora politica sterile, tu vorresti mettermi tra i reticolati, e fai la guardia perché io non esca. E’ inutile signora sterile: io ci finirò dentro ingabbiato, ogni tanto, ma con me, entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi. E questo è niente ancora, signora sterile: perché entra anche il buon Dio e mi insegna tutte le cose proibite dai tuoi regolamenti.
Signora sterile, tu frughi nel mio sacco e rovisti fra i trucioli del mio pagliericcio, e trovi la mia impulsività. E’ inutile signora sterile: tu non puoi trovare niente, e invece lì sono nascosti documenti d’importanza essenziale. La pianta della mia casa, mille immagini del mio passato, il progetto del mio avvenire. E questo è ancora niente, signora sterile. Perché c’è anche una grande carta topografica al 25.000 nella quale è segnato, con estrema precisione il punto in cui potrò ritrovare la fede nella giustizia divina.
Signora sterile, tu ti inquieti con me, ma è inutile. Perché il giorno in cui, presa dall’ira farai baccano con qualcuna delle tue mille macchine e mi distenderai sulla terra, vedrai che dal mio corpo immobile si alzerà un altro me stesso, più bello del primo. E non potrai mettergli un’etichetta addosso, perché volerà via, oltre il reticolato, e chi s’è visto s’è visto.
L’uomo è fatto così, signora politica sterile: di fuori è una faccenda molto facile da irritare e irretire, ma dentro ce n’è un altro e lo comanda soltanto il Padre Eterno. E questa è la fregatura per te, signora sterile. Politica sterile.
Davide Boldrin

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