Guareschi

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01/10/16

Il rientro dalla Thailandia di Suor Angela Bertelli in Italia: " Il pugno nello stomaco più duro è stato il dover immergermi in un mare di burocrazia ..."

Fonte: https://solmiss.wordpress.com/2016/09/27/il-rientro-dalla-thailandia/

Lo scorso 29 luglio, la missionaria Maria Angela Bertelli, è rientrata definitivamente dalla missione a Bangkok in Thailandia. Con grande spirito di obbedienza alla sua Congregazione, la Società Missionarie di Maria con sede a Parma, ha lasciato le mamme ed i piccoli della Casa degli Angeli, per prestare servizio alle consorelle anziane ospitate alla casa madre e permettere ad una consorella di partire come missionaria in Congo. Lo scorso 15 agosto, al termine della tradizionale processione di Maria Assunta in Cielo a Carpi, ha avuto il saluto del Vescovo Mons. Francesco Cavina e dei tanti amici e sostenitori.
Ora, all’inizio dell’ottobre missionario, ci lascia la sua bellissima testimonianza.
Carissimi amici, solo qualche settimana che sono in Italia e mi pare di essere arrivata su un altro pianeta. La bella vacanza di agosto mi ha ridonato le energie fisiche ma non ha alleviato per nulla i dolori del distacco dagli amatissimi angioletti e le loro mamme … anzi, mi sono sentita quasi in colpa di avere un tempo per me, sapendo che le mamme non se lo possono mai permettere e giorno e notte continuano a vegliare i loro piccoli!
Fino ad ora non ho trovato conforto in nient’altro che non sia l’offrire al Signore tutto, tutto quello che mi sta capitando, offrirlo per loro e con loro. C’è come un buco dentro, uno strappo violento,“quasi disumano”, che brucia, con il desiderio di poter rivivere anche qui quella condivisione della vita di carità e della parola del Vangelo che ho gustato con loro in modo tanto naturale quanto profondo. I segni di amicizia e vicinanza sono stati tanti da tante persone care che mi hanno aiutato ad accettare, malgrado la mia resistenza, la nuova situazione: di questo ringrazio loro e Dio.
Il pugno nello stomaco più duro è stato il dover immergermi in un mare di burocrazia per cominciare a svolgere il servizio che mi è stato chiesto alle sorelle anziane e/o ammalate come sostituzione di un’altra sorella infermiera che dopo 7 anni spero potrà ripartire per il Congo. Non racconto nulla di nuovo a chi è qui da sempre, ma venendo da “fuori” l’ho avvertito davvero come il peso che i carcerati di una volta portavano al piede: non ti muovi se non hai da smuovere carte e cartacce ogni volta in un ping-pong tra uffici, dottori, infermieri, etc. Si fa la fila dappertutto: ogni tanto si incontra un volto sorridente e gentile, ma il più delle volte tutto è incolore e anonimo.
Quanti mi hanno detto e ripetuto: “vedrai che la missione è anche in Italia, ne abbiamo un bisogno!!! …” Mi viene da chiedere dove mai abbiamo seppellito la nostra umanità più bella, come è potuto succedere che ci abbiano strappato la voglia di buttarsi, di prendere iniziativa, di darsi gratuitamente, di sorridere … sento tanto malcontento, pretese, brontolamenti come di gente sfiduciata, oltraggiata da un “sistema” che spolpa e fagocita la gente, anonimo, imprendibile, sempre più pretenzioso … queste le impressioni a fior di pelle del primo impatto.
Poi mi guardo intorno di nuovo, e vedo che, al tempo stesso, silenziosamente e umilmente, tanta gente continua a donarsi – a donare se stessa – per il bene degli altri. Molte sorelle della comunità, anche se ultraottantenni, si prestano ancora per tanti servizi: la mitica Bruna, 92 anni, coltiva ancora l’orto attorno a casa e va in bici per raggiungere l’estremità del campicello … poi c’è il gruppo della cucina e di altri servizi … le sorelle infermiere che ancora si prestano per assistere le sorelle più deboli e fragili … qui è come un alveare, non si va mai in pensione e non si soffre certo di disoccupazione!
E ancora penso ai miei amici, alle loro belle famiglie che in mezzo a tanti problemi continuano ad andare avanti senza mollare, impegnandosi in parrocchia, con l’affido di minori disagiati, costituendosi in gruppi riconosciuti per poter continuare in quella spinta di carità – misericordia – attenzione verso i più disagiati e ai piccoli che hanno ricevuto in eredità come cristiani … li penso negli ambienti di lavoro spesso stressanti, con grosse responsabilità e pieni di incertezze sul futuro, mentre si ritrovano a custodire una famiglia con tante esigenze … penso a chi per malattia propria o dei propri cari soffre e spera che andrà meglio … a chi ha vissuto la perdita dei proprio cari con dolore … a chi deve andare lontano per avere una opportunità … a chi ha perduto tutto nei disastri naturali, nel terremoto … a chi è profugo e scappa dalla guerra, vittima dei business dei potenti della terra … ai crocifissi di questa epoca … al nostro amato Papa Francesco che non si stanca di incontrare gente di ogni tipo per fare ponti di dialogo e pace.
Tutte queste persone sono il Vangelo vivo oggi, ridanno un Volto sensibile a Gesù che guarisce, ama, tocca, consola, soffre con e per gli ultimi, è deriso e infine muore ucciso ingiustamente e violentemente … ma anche risorge e fa nuove tutte le cose in un modo che noi non avremmo mai potuto prevedere o anche solo immaginare: è Dio Padre che opera questo ribaltamento, questa metamorfosi anche in tutti noi … a Lui Gesù ha dato fiducia con l’obbedienza filiale più cordiale, nonostante la sofferenza … a Lui Gesù si è affidato, in Lui ha confidato, a Lui ha affidato tutti e tutto, certo che non sarebbe stato deluso …
Per chi crede, per noi, per me la vita non può essere che così: un continuo consegnare tutto e tutti e noi stessi al Cuore del Padre, cioè alla Misericordia che è all’origine ed è il compimento di ciò che siamo, di tutti quelli che amiamo e di tutto ciò che facciamo. Voglio ancora ora dare credito alla Sua potenza, affermare la Sua Gloria, dare la mia vita cioè “morire” perché in Lui la vita di chi ho lasciato possa crescere e fiorire sempre più … Lui deve crescere e io diminuire, direbbe il Battista. Venti anni fa, in ricordo del mio Papà che il Signore ha chiamato in cielo, avevo scelto una frase di Sant’Agostino che diceva: “Beato colui che ama Te, e l’amico in Te, e il nemico per Tuo Amore. Non può perdere nessuno dei suoi cari solo chi ama i suoi cari in Colui che non si può perdere”. Così sia! Una preghiera reciproca è balsamo dell’anima, ci conto!!! vostra Maria Angela”

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