28/12/13

L'uomo dell'anno su VOCE, fa rammentare i bei tempi delle seghe ….

… di cui a 15 anni, alla CENTAURO di Limidi di Soliera, assemblavo l'impianto elettrico. Oltre a quelle anche i torni, e le manutenzioni dello stabilimento. Pure io sono uno di coloro che ha iniziato a lavorare a 15 anni. E sono sempre stato un o di quelli “ che ha ciucciato il latte “ grazie agli imprenditori.... COME TUTTI. No imprese, no lavoro. Equazione implacabile. Fino a quando non ritornerà conveniente produrre in Italia, ci impoveriremo sempre più. Con tanta disoccupazione, e un abisso tra benestanti e no.

Leggere la testimonianza sotto. Vale per ogni azienda.


Davide Boldrin

Fonte: www.voce.it


di Florio Magnanini

Carpi – E’ originario di Santa Croce dove è nato 46 anni fa. Ha lasciato la scuola a 15 anni ed è stato subito messo al lavoro nell’autocarrozzeria di famiglia “…che così, mi diceva mio padre, impari subito la differenza tra lavorare e studiare”. Adora Francesco Guccini e i grandi cantautori ed è un divoratore di libri, “…perché, forse per via dell’interruzione precoce degli studi, ho sempre sentito il bsogno di imparare e di migliorarmi”. Sposato con Nadia, da 23 anni guida un’azienda con 15 dipendenti e 5 milioni di fatturato che fa produrre (“Solo in Italia e in Europa”’) e commercializza pizzi, passamaneria, nastri e bottoni. Per molti aspetti Massimo Bisi, titolare di Baronet, è l’archetipo del piccolo imprenditore della filiera tessile, uno dei tanti che la crisi ha costretto ad allargare gli orizzonti da Carpi e dal Nord Italia, mercati prediletti quando le cose andavano bene, al mondo intero, dove arriva partecipando alle fiere degli accessori moda di Milano, Londra e Parigi. Come tutti gli imprenditori è alle prese con il calvario al quale, per restare al distretto di Carpi, centinaia di piccole aziende come la sua si sottopongono, cercando di schivare i mille ostacoli finanziari, burocratici, fiscali che ne minacciano ogni giorno la sopravvivenza. A differenza però di molti altri imprenditori, Massimo Bisi è uno che le cose non le manda a dire: intervenendo nelle iniziative pubbliche, come ha fatto per le misure antisimiche sui capannoni; o scrivendo ai giornali per denunciare le assurdità di una burocrazia taglieggiatrice e persecutoria.
E’ per questa sua caratteristica che la redazione di Voce lo ha scelto come carpigiano dell’anno: per essere uno che, dal profondo del sistema delle imprese di Carpi, la voce, appunto, non rinuncia a farla sentire. «Sono anni duri per tutti – dice – e fare l’imprenditore è diventato molto impegnativo, perché i problemi non sono più legati solo alle proprie capacità o al mercato, ma a un insieme di criticità che non finirei più di elencare»
Facciamo che individuiamo quelle che, per un imprenditore come lei, pesano di più…
«Al primo posto metterei le banche che si sono trasformate da partner interessate allo sviluppo, in venditori di prodotti di tutti i tipi, compresi i derivati, e infine in vampiri pronti a succhiare il sangue. Vuole un esempio? Gli interessi chiesti sul fido non utilizzato: non si era mai dato che le banche chiedessero degli interessi su soldi che non stanno prestando»
Vale a dire?
«E’ come se, invertendo le parti, io andassi da loro e dicessi: mi date il 3 per cento sui soldi che vi ho portati, ma siccome vi potrei portare il doppio, mi date il 2 per cento sulla cifra che vi potrei portare. Sembra una barzelletta ma è successo e succede tuttora, anche se nessuno ne parla»
Dopo le banche, chi mettiamo?
«Lo Stato che incredibilmetnte ribalta l’onere della prova in qualsiasi contestazione. Se per loro hai sbagliato e non hanno prove, ma solo indizi o sensazioni, sei tu a dover provare la tua innocenza. Però, sia chiaro, nel frattempo gli devi dare i soldi che ti chiedono. E se per sfortuna hai un cliente che non ti paga e sei tu come imprenditore ad avere bisogno di loro, non ci sono o, peggio ancora, intervengono a tuo sfavore con leggi che favoriscono il cliente insolvente»
A che cosa si riferisce?
«Se in passato dovevi avere dei soldi da un cliente e gli facevi causa, dopo sei/otto anni, ammesso che il cliente nel frattempo non fosse già fallito riuscivi ad avere il tuo credito oppure a farlo fallire. Adesso, per facilitare le cose, si sono inventati la legge sul concordato prefallimentare. Al cliente che vi ricorre non puoi più fare causa e in cambio, se ti va bene, dopo due o tre anni riesci ad avere il 5/10 per cento del credito: che, attenzione, sei obbligato ad accettare. Nel frattempo, ovviamente, il cliente ha già riaperto con un altro nome, ripulendosi dai debiti e utilizzando i soldi dei fornitori non pagati. In compenso, i primi che debbono essere saldati sono lo Stato e le banche. Su queste cose, che cosa fanno Lapam e Cna? Non sono loro che dovrebbero difendere le piccole imprese?»
Andiamo avanti…
«Come terzo metterei l’argomento già ampiamente dibattuto che riguarda la nostra zona: la verifica obbligatoria della sicurezza sismica dei capannoni. E’ fuori da ogni logica: intanto, perché non applicabile in moltissimi casi; e poi perché sconvolge completamente il già fragile equilibrio tra proprietari e inquilini, obbligati i primi a lavorare con l’agibilità e impossibilitati i secondi a realizzarla. Il risultato è uno scontro che provocherà lo spostamento di molte imprese in altri comuni vicini e il deprezzamento di tutti i capannoni che per motivi vari non potranno adeguarsi. E uno si trova a non essere in regola, per colpa degli altri»
Che cosa pensa dei “forconi”?
«Che hanno ragioni di base, ma che non arriveranno a niente. Io non sono fidelizzato a un partito e quando prendo una decisione, il dubbio è la sola certezza che ho. E come me ragionano così tutti gli imprenditori che hanno perduto ogni punto di riferimento in politica. So per certo che chi ha in mano il tuo debito è padrone della tua azienda. Noi abbiamo l’Europa, come padrona, e bisognerebbe mandarci degli imprenditori a trattare a Strasburgo e Bruxelles: non dei politici, ma gente che prova sulla propria pelle che con l’euro cambiato a più di 1,20 sul dollaro non ne usciremo mai, perché noi, paesi manifatturieri, siamo penalizzati»
Ce l’ha, Carpi, la qualità produttiva per stare nella fascia del lusso, che è quella che risente meno dell’euro alto?
«Per la qualità serve un’etica di fondo che non abbiamo più. Intendo dire il rispetto delle regole e dei patti: che se metti l’etichetta made in Italy quel capo deve esserlo davvero; e se assicuri che è cashmere, è cashmere. Ecco perché buona parte della crisi è anche colpa nostra: ci siamo abituati a un’etica non all’altezza, perché per anni è andato bene tutto. Ora non più e cambiare la mentalità è difficile: chi lo ha fatto, è arrivato all’eccellenza»
Torniamo alla politica…
«Che vuole: io sono ottimista, perché tanti danno il meglio nelle difficoltà. Alla politica chedo solo una cosa: per pietà, lasciateci lavorare in pace, perché abbiamo esaurito la pazienza. Mi lasci citare un passo dal “Piccolo Principe” di Saint-Exupéry che fa capire molte cose, al riguardo. Un bambino arriva su un pianeta dove c’è un re e, curioso, gli domanda: sire, su cosa regnate? Su tutto, gli risponde il re. Su tutto questo? Gli chiede stupito il bambino. Su tutto questo, risponde il re. E le stelle vi ubbidiscono? Certamente, gli dice il re. Allora il bimbo, che non si fida, per metterlo alla prova gli dice: vorrei tanto vedere un tramonto, fatemi questo piacere, ordinate al sole di tramontare. E il re: se ordinassi a un generale di volare da un fiore a un altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l’ordine ricevuto chi avrebbe torto, lui o io? L’avreste voi, gli dice con fermezza il bambino. Esatto: bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare, dice il re: l’autorità riposa, prima di tutto sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Io sono il re, ma ho il diritto di esigere l’ubbidienza perchè i miei ordini sono ragionevoli. Faccio i miei auguri ai lettori di Voce».


2 commenti:

  1. Il bisogno di imparare e migliorarsi, è una caratteristica comune, ho notato, nei miei coetanei che hanno iniziato presto il lavoro. Il bello è che non si sentono MAI " a posto". E questo, aiuta, nel vortice dei cambiamenti repentini.

    Davide Boldrin

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  2. "non si sentono mai a posto2 parole sante ....forza e coraggio che incazzati, tenaci ce la facciamo!
    ciao Riccardo

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