… di cui a 15 anni, alla CENTAURO di
Limidi di Soliera, assemblavo l'impianto elettrico. Oltre a quelle
anche i torni, e le manutenzioni dello stabilimento. Pure io sono uno
di coloro che ha iniziato a lavorare a 15 anni. E sono sempre stato
un o di quelli “ che ha ciucciato il latte “ grazie agli
imprenditori.... COME TUTTI. No imprese, no lavoro. Equazione
implacabile. Fino a quando non ritornerà conveniente produrre in
Italia, ci impoveriremo sempre più. Con tanta disoccupazione, e un
abisso tra benestanti e no.
Leggere la testimonianza sotto. Vale
per ogni azienda.
Davide Boldrin
Fonte: www.voce.it
di Florio Magnanini
Carpi – E’ originario di Santa
Croce dove è nato 46 anni fa. Ha lasciato la scuola a 15 anni ed è
stato subito messo al lavoro nell’autocarrozzeria di famiglia “…che
così, mi diceva mio padre, impari subito la differenza tra lavorare
e studiare”. Adora Francesco Guccini e i grandi cantautori ed è un
divoratore di libri, “…perché, forse per via dell’interruzione
precoce degli studi, ho sempre sentito il bsogno di imparare e di
migliorarmi”. Sposato con Nadia, da 23 anni guida un’azienda
con 15 dipendenti e 5 milioni di fatturato che fa produrre (“Solo
in Italia e in Europa”’) e commercializza pizzi, passamaneria,
nastri e bottoni. Per molti aspetti Massimo Bisi, titolare di
Baronet, è l’archetipo del piccolo imprenditore della filiera
tessile, uno dei tanti che la crisi ha costretto ad allargare gli
orizzonti da Carpi e dal Nord Italia, mercati prediletti quando le
cose andavano bene, al mondo intero, dove arriva partecipando alle
fiere degli accessori moda di Milano, Londra e Parigi. Come tutti gli
imprenditori è alle prese con il calvario al quale, per restare al
distretto di Carpi, centinaia di piccole aziende come la sua si
sottopongono, cercando di schivare i mille ostacoli finanziari,
burocratici, fiscali che ne minacciano ogni giorno la sopravvivenza.
A differenza però di molti altri imprenditori, Massimo Bisi è uno
che le cose non le manda a dire: intervenendo nelle iniziative
pubbliche, come ha fatto per le misure antisimiche sui capannoni; o
scrivendo ai giornali per denunciare le assurdità di una burocrazia
taglieggiatrice e persecutoria.
E’ per questa sua caratteristica che
la redazione di Voce lo ha scelto come carpigiano dell’anno:
per essere uno che, dal profondo del sistema delle imprese di Carpi,
la voce, appunto, non rinuncia a farla sentire. «Sono anni duri per
tutti – dice – e fare l’imprenditore è diventato molto
impegnativo, perché i problemi non sono più legati solo alle
proprie capacità o al mercato, ma a un insieme di criticità che
non finirei più di elencare»
Facciamo che individuiamo quelle
che, per un imprenditore come lei, pesano di più…
«Al primo posto metterei le banche che
si sono trasformate da partner interessate allo sviluppo, in
venditori di prodotti di tutti i tipi, compresi i derivati, e infine
in vampiri pronti a succhiare il sangue. Vuole un esempio? Gli
interessi chiesti sul fido non utilizzato: non si era mai dato che le
banche chiedessero degli interessi su soldi che non stanno prestando»
Vale a dire?
«E’ come se, invertendo le parti, io
andassi da loro e dicessi: mi date il 3 per cento sui soldi che vi ho
portati, ma siccome vi potrei portare il doppio, mi date il 2 per
cento sulla cifra che vi potrei portare. Sembra una barzelletta ma è
successo e succede tuttora, anche se nessuno ne parla»
Dopo le banche, chi mettiamo?
«Lo Stato che incredibilmetnte ribalta
l’onere della prova in qualsiasi contestazione. Se per loro hai
sbagliato e non hanno prove, ma solo indizi o sensazioni, sei tu a
dover provare la tua innocenza. Però, sia chiaro, nel frattempo gli
devi dare i soldi che ti chiedono. E se per sfortuna hai un cliente
che non ti paga e sei tu come imprenditore ad avere bisogno di loro,
non ci sono o, peggio ancora, intervengono a tuo sfavore con leggi
che favoriscono il cliente insolvente»
A che cosa si riferisce?
«Se in passato dovevi avere dei soldi
da un cliente e gli facevi causa, dopo sei/otto anni, ammesso che il
cliente nel frattempo non fosse già fallito riuscivi ad avere il tuo
credito oppure a farlo fallire. Adesso, per facilitare le cose, si
sono inventati la legge sul concordato prefallimentare. Al cliente
che vi ricorre non puoi più fare causa e in cambio, se ti va bene,
dopo due o tre anni riesci ad avere il 5/10 per cento del credito:
che, attenzione, sei obbligato ad accettare. Nel frattempo,
ovviamente, il cliente ha già riaperto con un altro nome,
ripulendosi dai debiti e utilizzando i soldi dei fornitori non
pagati. In compenso, i primi che debbono essere saldati sono lo Stato
e le banche. Su queste cose, che cosa fanno Lapam e Cna? Non sono
loro che dovrebbero difendere le piccole imprese?»
Andiamo avanti…
«Come terzo metterei l’argomento già
ampiamente dibattuto che riguarda la nostra zona: la verifica
obbligatoria della sicurezza sismica dei capannoni. E’ fuori da
ogni logica: intanto, perché non applicabile in moltissimi casi; e
poi perché sconvolge completamente il già fragile equilibrio tra
proprietari e inquilini, obbligati i primi a lavorare con l’agibilità
e impossibilitati i secondi a realizzarla. Il risultato è uno
scontro che provocherà lo spostamento di molte imprese in altri
comuni vicini e il deprezzamento di tutti i capannoni che per motivi
vari non potranno adeguarsi. E uno si trova a non essere in regola,
per colpa degli altri»
Che cosa pensa dei “forconi”?
«Che hanno ragioni di base, ma che non
arriveranno a niente. Io non sono fidelizzato a un partito e quando
prendo una decisione, il dubbio è la sola certezza che ho. E come me
ragionano così tutti gli imprenditori che hanno perduto ogni punto
di riferimento in politica. So per certo che chi ha in mano il tuo
debito è padrone della tua azienda. Noi abbiamo l’Europa, come
padrona, e bisognerebbe mandarci degli imprenditori a trattare a
Strasburgo e Bruxelles: non dei politici, ma gente che prova sulla
propria pelle che con l’euro cambiato a più di 1,20 sul dollaro
non ne usciremo mai, perché noi, paesi manifatturieri, siamo
penalizzati»
Ce l’ha, Carpi, la qualità
produttiva per stare nella fascia del lusso, che è quella che
risente meno dell’euro alto?
«Per la qualità serve un’etica di
fondo che non abbiamo più. Intendo dire il rispetto delle regole e
dei patti: che se metti l’etichetta made in Italy quel capo deve
esserlo davvero; e se assicuri che è cashmere, è cashmere. Ecco
perché buona parte della crisi è anche colpa nostra: ci siamo
abituati a un’etica non all’altezza, perché per anni è andato
bene tutto. Ora non più e cambiare la mentalità è difficile: chi
lo ha fatto, è arrivato all’eccellenza»
Torniamo alla politica…
«Che vuole: io sono ottimista, perché
tanti danno il meglio nelle difficoltà. Alla politica chedo solo una
cosa: per pietà, lasciateci lavorare in pace, perché abbiamo
esaurito la pazienza. Mi lasci citare un passo dal “Piccolo
Principe” di Saint-Exupéry che fa capire molte cose, al riguardo.
Un bambino arriva su un pianeta dove c’è un re e, curioso, gli
domanda: sire, su cosa regnate? Su tutto, gli risponde il re. Su
tutto questo? Gli chiede stupito il bambino. Su tutto questo,
risponde il re. E le stelle vi ubbidiscono? Certamente, gli dice il
re. Allora il bimbo, che non si fida, per metterlo alla prova gli
dice: vorrei tanto vedere un tramonto, fatemi questo piacere,
ordinate al sole di tramontare. E il re: se ordinassi a un generale
di volare da un fiore a un altro come una farfalla, o di scrivere una
tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale
non eseguisse l’ordine ricevuto chi avrebbe torto, lui o io?
L’avreste voi, gli dice con fermezza il bambino. Esatto: bisogna
esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare, dice il re:
l’autorità riposa, prima di tutto sulla ragione. Se tu ordini al
tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Io
sono il re, ma ho il diritto di esigere l’ubbidienza perchè i miei
ordini sono ragionevoli. Faccio i miei auguri ai lettori di Voce».
Il bisogno di imparare e migliorarsi, è una caratteristica comune, ho notato, nei miei coetanei che hanno iniziato presto il lavoro. Il bello è che non si sentono MAI " a posto". E questo, aiuta, nel vortice dei cambiamenti repentini.
RispondiEliminaDavide Boldrin
"non si sentono mai a posto2 parole sante ....forza e coraggio che incazzati, tenaci ce la facciamo!
RispondiEliminaciao Riccardo