Guareschi

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08/08/17

Antifascismo: la differenza tra retorica, e testimonianza verace. Quella di Angela Serrachioli, ad esempio...

Premessa: che poi un paio di anpini l'hanno ammesso, con me: “ avevi ragione, anche se fai lo s...o.Venerdi sera a Carpi era meglio evitare. Sui media hanno dato importanza a quelli la, poi. Se avessimo atteso qualche giorno era meglio “ .





Il 7 agosto a Rovereto sulla Secchia si commemora la cosi detta “ Strage degli intelettuali “. Qui una sintesi: Il 7 agosto 1944 Rovereto fu teatro di una strage perpetrata dalle Brigate nere dietro ordine del Federale di Modena Giovanni Tarabini Castellani. La rappresaglia fu scatenata dall’uccisione, avvenuta qualche giorno prima in Via Mazzarana, a S. Antonio, del cantoniere stradale Bartoli Arturo, iscritto al Partito Fascista. Il Federale convocò i reggenti del fascio locale perché preparassero una lista di persone, note per aver manifestato idee antifasciste, da arrestare e tenere a disposizione per un’eventuale rappresaglia. La mattina del 5 agosto furono arrestati: a Novi il mezzadro Jonas Golinelli, originario di Fossa di Concordia, Canzio Zoldi, che manteneva i contatti con gli emigrati politici in Francia e raccoglieva per loro fondi, e il Dr. Francesco Maxia, medico condotto, noto antifascista; a S. Antonio il mezzadro Luigi Manfredini e il figlio Silvio; a San Possidonio il prof. Alfredo Braghiroli direttore dell’Archivio di Stato di Modena; a Vallalta di Concordia l’agricoltore Aldo Garusi. La destinazione finale del gruppo fu Mirandola dove furono aggiunti il prof. Roberto Serracchioli, insegnante al liceo di Mirandola e il prof. Barbato Zanoni di Concordia. Alle 3 di mattina del 7 agosto giunti nel centro di Rovereto, i prigionieri, a cui non era mai stato comunicato il motivo del fermo, furono allineati sul fianco destro della chiesa dove il plotone d’esecuzione li falciò con raffiche di mitra. Intorno alle ore 10 dello stesso giorno, il tenente Renato Sacchetti, comandante del presidio di Novi, si recò a Rovereto per raccogliere i cadaveri. Ne trovò solo otto; Aldo Garusi, soccorso da Bruna Neri, riuscì a sopravvivere ma morì all’ospedale di Mirandola a causa delle ferite riportate. La strage è conosciuta anche come “Rappresaglia degli intellettuali” perché quattro dei fucilati erano personaggi di spicco del panorama culturale di quegli anni. L’efferato episodio rimane tuttora oscuro” .

In apertura Il sindaco Enrico Diacci ha citato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In effetti ha colto il senso, ecco in sintesi:



"Dobbiamo chiederci: com'è possibile che, sotto forme diverse, ancora oggi si sparga e si propaghi il germe dell'intolleranza, della discriminazione e della violenza?" (S. Mattarella)


Quest'anno era presente Angela Serracchioli, nipote del prof. Roberto Serrachioli. Ora, riporto come ho percepito la sua testimonianza toccante e verace ( la copiamo dal suo profilo fb, dato che la citazione viene da li ) :



...chissà come era quella tragica estate del 1944? Se il sole implacabile teneva sotto una cappa la bassa emiliana come ora, se quella notte senza alba per loro era una notte di grilli, se c'erano le stelle, se quei 9 messi su un mezzo e fatti scendere davanti alla chiesa sapevano che la loro "vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno..." ? Andrò là domani, in quel paesino di Rovereto sul Secchia a ricordare zio Roberto, un giovane pacifista e filosofo di 24 anni. Per me è qualche cosa di più che ricordare la tragica morte di chi non ho mai conosciuto ma che aveva il mio stesso sangue. Per me è ricordare così l'orrore di tutte le guerre, tutte le morti innocenti, tutti i giovani che hanno pagato e pagano con la vita il loro desiderio di libertà. Se potrò vorrei andare lì alle 3 di notte, l' ora dell'eccidio, ascoltare i suoni della notte, annusare gli odori della campagna, ricordarli così, vivendo.
" La corriera che li trasportava si fermò al lato destro della chiesa di Rovereto e, fatti scendere dai fascisti, furono allineati uno accanto all'altro davanti al muretto che allora si ergeva di lato alla chiesa e furono uccisi a raffiche di mitra dal plotone di esecuzione comandato da Armando Tarabini. Erano passate le 3 del mattino del 7 agosto 1944.
La rappresaglia di Rovereto del 7 agosto 1944 viene ricordata come la “STRAGE DEGLI INTELLETTUALI” poiché quattro degli uccisi erano uomini di cultura, laureati, conosciuti per il loro impegno e le loro attività sociali."

Angela Seracchioli, nel narrare questa sua immedesimazione, è partita facendo notare di quando ella era “ una ragazzotta di 18 anni “, e gli rimase impresso il fascino dello zio. Che poi nel tempo se ne dimenticò, ma il tutto riaffiorò. La cosa toccante però, per quanto mi riguarda è stata quando ha detto “ ma questi volevano vivere, mica morire. Occorre ricordarli per questo “ ( e io ho pensato che anche Bartoli Arturo avrebbe voluto vivere, e che violenza chiama violenza ...) Già. Nessuna retorica. Solo la percezione netta dell'inaudita e disumana violenza di quegli anni, da cui nasce la nostra Res Publica.

Qui, la pagina fb Angela Seracchioli: https://www.facebook.com/angela.seracchioli

Davide Boldrin


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