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14/10/13

BAGNASCO: AGGREDISCONO LA FAMIGLIA PER RENDERE FRAGILE LA SOCIETA’




  
EDUCARE IN DUE,
EDUCARE INSIEME,
EDUCARE COMUNQUE
 Genova -  venerdì 11 ottobre 2013

Comunicato stampa n 3

BAGNASCO: AGGREDISCONO LA FAMIGLIA PER RENDERE FRAGILE LA SOCIETA’

Il cardinal Bagnasco, è intervenuto questa mattina ai lavori del convegno organizzato dal Forum ed in corso a Genova.
«Ci vuole poco a procreare, ci vuole una vita ad educare» ha introdotto così la sua relazione dal titolo “Educare in due nella società contemporanea”. «La responsabilità degli adulti non è più scontata nella società contemporanea dominata da nichilismo e individualismo che finiscono per tradire perfino la ragione di illuministica memoria. La ragione finisce per limitarsi ad osservare la realtà rinunciando a giudicare il bene ed il male e lo Stato si ritira solo nell’ambito di una funzione notarile.
«L’aggressione alla famiglia non è casuale ma strategica perché distruggendo il luogo della vita e della responsabilità si distrugge la persona matura, il cittadino adulto. La società da comunità diventa insieme di individui. Una folla non più un popolo.
«La ragione è chiara a tutti: una società fragile si domina meglio. E questo può essere utile ai potenti, ma anche alle lobby ed alle Istituzioni.
«Per questo il fronte della famiglia la Chiesa, i credenti e la società in genere non potrà mai essere assente: è l’ultima frontiera dell’umano. I credenti non devono farsi intimidire dal pensiero unico e devono continuare a portare il proprio contributo.
«Nella famiglia è in gioco lo stesso Stato. Senza famiglia non c’è società, non c’è Stato, non c’è futuro. Lì ci sono i figli, il futuro, c’è la tenuta sociale. Se l’Italia ha finora tenuto ad una crisi economica più pesante del previsto, è grazie alla famiglia. È per questo che la famiglia non è solo una comunità di affetti (non basta dire dove c’è amore, c’è famiglia), è anche una impresa sociale che produce capitale umano»



_______________________________________
Daniele Nardi
Capo Ufficio stampa
Forum delle associazioni familiari
LungoTevere dei Vallati 10, 00186 Roma – tel. 06.6830.9445 – fax 06.4540.5740

03/10/11

Tre mosse contro l'attacco del governo alla famiglia ( In fondo al post copiato, notare...)

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/10/3/J-ACCUSE-Tre-mosse-contro-l-attacco-del-governo-alla-famiglia/211097/

J'ACCUSE/
Tre mosse contro l'attacco del governo alla famiglia

lunedì 3 ottobre 2011
J'ACCUSE/ Tre mosse contro l'attacco del governo alla famiglia
Fotolia

In Occidente, numericamente parlando, la famiglia ha perso la partita. Ha vinto un insieme disorganico di soggetti, nati tutti dalla sua implosione. Hanno vinto i celibi e le nubili, i trentenni più o meno “bamboccioni” che vivono con i genitori, i vedovi e le vedove e le famiglie… senza figli.

L’Istat non consente di alterare un risultato certificato “per tabulas”, con tanto di grafici a torta. La ciliegina, su questa torta, è per gli anziani, che sono in testa e guidano fieramente quel che resta della famiglia. Mettersi insieme quando si è giovani è diventato problematico e svantaggioso per un insieme di motivi che spaziano da quelli educativi e umani fino ad arrivare ad una struttura del lavoro, del welfare state e del sostegno economico che non risultano minimamente calibrati rispetto alle esigenze e necessità di chi ancora vorrebbe mettere su famiglia. In particolare “l’eutanasia” della famiglia  si coglie dal venir meno dei figli. Essi non costituiscono affatto il carattere imprescindibile della famiglia: si può andare lontani, in coppia, senza di loro, aumentando il numero di crociere, di scoperte, di esperienze. In un mondo globalizzato e in movimento, pieno di incertezze e instabilità, questa famiglia indebolita non fa che segnare i confini tra se e gli altri, nella illusione di delineare, proteggere e riempire di senso il suo essere famiglia. E’ una prospettiva senza prospettiva, mitigata solo dalla ripresa delle nascite ascrivibili ai rinforzi migratori.

I meccanismi che stanno alla base del lavoro e del credito, centrati troppo sul criterio del tempo accumulato e della solvibilità e troppo poco sul merito e sulla buona volontà di fare bene, sembrano fatti apposta per tenere fuori dai giochi i giovani in età riproduttiva e con desiderio di famiglia. Partiamo da qui, dalla foto di gruppo della nostra società, e zoomiamo sui vari comparti. Eccoli: meno coppie giovani e più celibi, meno popolazione femminile in età (pienamente) riproduttiva, pochi bambini, indici di vecchiaia in crescita inarrestabile. In queste condizioni si possono fare due profezie:
1. la famiglia è l’istituto che, dopo essere stato selvaggiamente mobbizzato, subirà un colpo ancora più decisivo dall’evolversi della situazione economica.
2. Al tempo stesso viene solo dalla famiglia quella leva che può almeno attenuare o redimere gli effetti di un impatto demografico disastroso. Quindi potrebbe rientrare in gioco, salvare se stessa e quanto resta dell’Italia.

Si possono abbandonare ideologie e ideologismi e cominciare a riflettere seriamente su tutto ciò? O dobbiamo ancora una volta temere un dibattito di anni attorno ai “dico” e ai diritti individuali innalzati al livello del diritto di coppia? Perché anche questo va rilevato: quando si parla di famiglia lo si fa per strade indirette e tortuose, e infatti nella fecondazione assistita il centro è il figlio e la coppia esce di scena, nei pacs il centro è la coppia ma i figli spariscono. La visione d’insieme della famiglia non c’è mai.

Quanto alla profezia numero 1, osserviamo che cosa aveva intenzione di fare il Governo. Un figlio piccolo a carico, due redditi medio bassi, qualche problema di salute, la necessità di usare la macchina. Questa famiglia è stata presa di mira dalla prima versione della manovra economica approvata ad agosto e costretta a contribuire al risanamento dei conti pubblici dello Stato nella misura di 1.400 euro l’anno.
Adesso diamo un nome di fantasia ad un tranquillo signore che invece non viene  toccato dalla manovra: Luigi. Luigi non lavora; vive con qualche milione investito in fondi speculativi. Il taglio delle detrazioni fiscali non lo riguarda perché l’Irpef non la paga e la macchina la prende a noleggio con il conducente. Del resto è spesso in vacanza. In quella stessa prima versione della manovra economica Luigi non avrebbe dovuto contribuire al risanamento dei conti dello Stato.

Questo strabismo governativo ha fatto insorgere più d’uno e gridare allo scandalo. Famiglia Cristiana, per esempio, nel suo numero di metà agosto, ha parlato di “killeraggio” spietato e immotivato. Ma attenzione: a parte le mitigazioni future di queste prime misure annunciate, va compresa una costante che appare “necessaria” al consenso. Il consenso si fa con quel che c’è. Punta al presente e al passato, alla memoria che deve sprigionarsi al momento del voto. Nei seggi non vota il futuro, la speranza, la sostenibilità delle generazioni future. Mentre vota, eccome, l’obesità del tempo presente e dei suoi figuranti.

E’ perfettamente noto da tempo che dal punto di vista economico lo Stato discrimina il matrimonio rispetto alle convivenze. Gli italiani sposati hanno già imparato a evitare accuratamente la comunione dei beni. Tra questi italiani, parola di commercialisti, si sta diffondendo un fenomeno tutto nuovo e allarmante, quello delle finte separazioni: l’assegno di mantenimento del coniuge è detraibile dal reddito imponibile ai fini fiscali. Di questi tempi, il vantaggio va incassato.

Il carico fiscale per la famiglia italiana è straordinario. Se siamo a Ventimiglia, possiamo proseguire per qualche chilometro e passare il confine francese. Scopriremmo che con un reddito (imponibile Irpef) di 30.000 euro, in Francia il carico fiscale annuo è di 348 euro. In Italia, invece, se il nucleo è monoreddito il peso fiscale raggiunge i 5.010 euro (+4.662 rispetto alla Francia). Se bireddito il peso delle tasse raggiunge i 2.842 euro (differenza pari a +2.494).

Alziamo il reddito e portiamolo a quota 55.000 euro: la famiglia francese è sottoposta ad una tassazione di quasi 3.000 euro. In Italia il nucleo monoreddito paga 15.989 euro (+13.000 euro di quella francese), quello bireddito versa all'Erario 10.530 (+7.542 euro della francese).

Già che ci siamo, andiamo ancora più su. Con un reddito di 150.000 euro in Francia viene pagata un'imposta di 25.324 euro. Sulla famiglia italiana monoreddito grava, invece, un peso di 57.670 euro (differenza pari a +32.246) e su quella bireddito 50.331 euro (differenza pari a +25.007). Sono dati della CGIA di Mestre, solido e serio Centro Studi citato dal Governo quando qualche indicatore liscia il pelo ad un provvedimento adottato.

L’articolo 31 della Costituzione è stato di fatto abrogato, con la compiacenza di tutti; ma il punto che è interessante sottolineare non è l’accanimento anti-famigliare quanto piuttosto la gioiosa baldanza con cui ci apprestiamo a festeggiare la condanna a morte dell’intero Paese.

Un solo Paese, l’Egitto, “possiede” tanti giovani quanto  tutti i Paesi dell’Unione Europea messi assieme. Come staremo tra trent’anni? Beh, se conosciamo l’arabo potremo continuare a stare bene, anche in Italia. Le famiglie le faranno loro, un po’ più allargate delle nostre, ma pur sempre famiglie e un Tremonti di turno troverà la formula per calcolare il cumulo dei redditi anche per i matrimoni  pluri-muliebri. Quanto a noi, qualche aggiustamento di dieta (poco cotechino, niente pearà, tanto cous-cous) ci saranno sufficienti. All’entrata di San Zeno ci accoglierà una guida turistica simpaticamente mora e dai tratti semiti evidenti. Siamo tutti fratelli.

Noi andremo a lavorare tardi, dopo i venticinque anni. Metteremo da parte qualche soldo per il matrimonio verso i trenta. Useremo il profilattico fino a trentacinque. Faremo un figlio (complice la cattiva programmazione televisiva) subito dopo. Nel frattempo scriveremo trattati e approveremo dispositivi anti-immigrazione: “Non possiamo accogliere chiunque”. Ma apriremo le porte a chiunque sia in grado di puntellare il nostro sistema: infermieri di colore, camionisti di colore, pasticcerei di colore, baristi di colore (preferibilmente giallo), edili di colore e pittori con colore, rigorosamente di colore.

Se le cose stanno così, siamo certi che nessun problema inquadrabile sotto l’etichetta “famiglia” possa diventare a breve una vera emergenza degna di attenzione, di programmazione, di risorse. Da questo punto di vista, il convegno del 5 ottobre, promossa dalla Banca Popolare, Fondazione Cariverona, Cattolica Assicurazioni, appare una stra-ordinaria anomalia e una coraggiosa contro-tendenza. Tutto quello che si legge e si vede in televisione lascia intendere che in futuro si punteranno le fiches su una scommessa tranquillizzante: “Lasciamo che ciascuno improvvisi la propria famiglia”, quasi che essa possa nascere da un bricolage sociale lasciato alla immaginazione e alla fertile fantasia degli umori e degli amori di ciascuno.
N.D.Boldrin: Qualcosa avevo notato, in merito, circa un anno fà, a livello locale...:

23/09/2010:
Istituito il Registro delle Unioni (IN) civili a Novi.
Ovvero l’inizio della Fine della civiltà.

Link: http://novigiudiforma.blogspot.com/2010/09/istituito-il-registro-delle-unioni-in.html



08/06/11

Lettera del Forum nazionale delle associazioni familiari al Governatore Draghi

Si riceve e si pubblica:
Inoltriamo la lettera aperta che il presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari,  Francesco Belletti, ha inviato al governatore della banca d’Italia Draghi, a proposito delle considerazioni che il governatore ha fatto nella sua relazione annuale sul 2010.
Daniele Nardi
Capo Ufficio stampa
Forum delle associazioni familiari
LungoTevere dei Vallati 10, 00186 Roma – tel. 06.6830.9445 – fax 06.4540.5740

“Quale paese lasceremo ai nostri figli?” Questa è la domanda più radicale, a mio modesto parere, posta nei giorni scorsi dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, verso la conclusione delle sue considerazioni presentate all’assemblea ordinaria dei Partecipanti a corredo della Relazione annuale sul 2010. Un testo più importante delle pur importanti consuete relazioni annuali, perché è l’ultimo pronunciato da governatore dell’istituto centrale del nostro Paese, ma subito prima della prossima nomina a presidente della BCE. Quindi, una sorta di “bilancio del passato”, ma anche un primo “progetto per il futuro”, non solo italiano.


Peccato che questa domanda non abbia avuto eco nelle pagine dei giornali, che hanno percepito e comunicato una rinnovata “sfida alla fiducia”, con un doppio richiamo all’ottimismo e alla responsabilità del rigore.

Questo ritorno alla crescita, nelle parole e nel tono complessivo delle Considerazioni di Draghi, appare possibile, anche se le misure analiticamente descritte – su economia, mercato del lavoro, previdenza, sistema bancario, spesa pubblica, ecc. – esigono certamente coraggio, coerenza e concretezza. Ci permettiamo però di proporre, a questo riguardo, una riflessione “con voce di famiglia”, che riguarda la riforma del fisco “a misura di famiglia”.

Il governatore Draghi, rispetto al fisco, ricorda che “andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’Amministrazione fiscale ha recentemente conseguito”. Noi ci permettiamo di aggiungere che questa riduzione delle aliquote sui redditi dei lavoratori dovrà perseguire “anche” l’equità fiscale nei confronti delle famiglie con figli, perché loro per prime sono penalizzate, e perché restituire capacità di spesa alle famiglie con figli attraverso una riduzione della pressione fiscale si tradurrà immediatamente in un rilancio dell’economia, perché innescherà maggiori consumi, maggiore produzione di beni di prima necessità, nuova occupazione, maggiore protezione della povertà familiare, con minori spese socio-assistenziali. Ricordiamo poi che l’Italia presenta uno dei maggiori tassi di povertà minorile in Europa, soprattutto per bambini in famiglie numerose e monogenitoriali.

Riteniamo quindi che la nostra recente proposta di riforma del fisco basata sul Fattore Famiglia (vedi sul sito, http://www.forumfamiglie.org/ ) sia in piena continuità con i richiami di Draghi, laddove ad esempio sottolinea che “per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose… Occorre invece un’accorta articolazione della manovra”. Se occorre modulare con sapienza ed equilibrio i tagli, a maggior ragione bisognerà modulare con ulteriore discernimento i destinatari di una eventuale – e necessaria – riduzione della pressione fiscale! In effetti, sempre Draghi evidenzia che “le dinamiche retributive sono da noi modeste … Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoché ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18% in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio”. Ma come far ripartire i consumi, se non investendo sulle famiglie, e soprattutto sulle famiglie con figli? Proprio l’esempio della Francia documenta che questa è una via da percorrere.

Ovviamente investire sulla riduzione della pressione fiscale a favore delle famiglie con figli non basta; occorre inserire questa manovra in una logica complessiva, che sempre Draghi ha efficacemente tratteggiato: “Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti”. In questa cornice un esplicito, rigoroso e graduale investimento sulla famiglia appare pienamente coerente e decisivo, e soprattutto urgente. Perché non succede, oggi come per troppi decenni di storia del nostro Paese? Non vorremmo che anche le politiche familiari restino intrappolate da quel nemico che anche il Governatore Draghi ha segnalato con efficacia nella sua relazione: “Occorre sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in più modi opprimono il Paese”. Denuncia forte (anche questa scarsamente ripresa dai media), soprattutto in considerazione del ruolo, della posizione e dell’autorevolezza di chi l’ha pronunciata. Le famiglie certamente non sono tra questi “interessi corporativi”, e forse per questo attendono ancora giustizia e sostegno; la loro pazienza, però, si sta esaurendo.

Francesco Belletti

____________________________

Nota “ Boldrinesca”: Il problema, a mio avviso, è sostanzialmente culturale. In Italia la famiglia viene giudicata un peso, invece di una risorsa. Così non è in quel paese LAICI(ST)ISSIMO che è la FRANCIA. In più adesso c’è ‘sta mania per i “ GENERI “. Per quanto riguarda il locale, pur riconoscendo, a titolo personale, una volontà ideale di fondo ( e talvolta anche pratica) di tutela della famiglia, si ricordi che a Novi si è voluto istituire il registro delle Unioni (IN) Civili ( http://novigiudiforma.blogspot.com/2010/09/istituito-il-registro-delle-unioni-in.html ). Questo idealmente a tutela di TUTTE le famiglie, ma io essendo retrogrado penso una cosa, sia in merito ai " GENERI ", che alle Unioni ( IN ) civili ( e qui interviene il Boldrin Popolano …) : Ovvero che quel coso che ho in mezzo alle gambe, mi pare, serva anche per far figli … come natura comanda ( Maschio+Femmina= Bimbo/i MASCHIO o FEMMINA. Qualche volta ERMAFRODITO) .
 
Punto.
 
Davide Boldrin
Ex-Consigliere Comunale CDL-NOVI

23/09/10

Istituito il Registro delle Unioni (IN) civili a Novi. Ovvero l’inizio della Fine della civiltà.

Il 22 Settembre 2010, alle ore 1,40 circa, è stato istituito il registro delle Unioni Civili a Novi di Modena.


Ovvero l’inizio della fine. Qualcuno potrà pensare “esagerato!”…

Partiamo dal resoconto sintetico del Consiglio comunale di Novi di Modena del 21 Settembre 2010.

Io ero tra il pubblico. Rappresentavo il 50% del pubblico. C’è stato un momento però, in cui rappresentavo il 33,33 periodico %.. Sono arrivato alle 21.00. In tempo per assistere all’approvazione dell' istituzione di un regolamento per la valorizzazione delle attività agro-alimentari locale e denominato de.c.o. (denominazione comunale di origine). A seguire, odg per sensibilizzare la vicenda della Donna iraniana condannata a morte. Poi, nella presentazione del Bilancio di Previsione 2010, si è persino parlato di Resistenza, revisionismo storico ...Interessante, per carità. Cosa avesse a che fare con il bilancio di previsione, mhà .. Comunque, i consiglieri discutono, dibattono, poi arriva la Mezzanotte. Al che, c’è chi (ragionevolmente, penso io..) vuole andare a dormire. Ma la capogruppo dell’ UNIONE per NOVI, Katia Allegretti, Ribatte sul fatto che la delibera, sarebbe ora di discuterla. Anche perché pare fosse già la quarta volta del rimando, ormai. Non entro troppo nei dettagli, e il file audio, sarà On-Line sul sito del comune, a breve. Riporto però una cosa che mi riguarda in prima persona. La Sig.ra Allegretti, nell’esporre le sue ragioni, tra le varie cose, lancia una battuta scherzosa, e parla di “presenze inquietanti” in sala … le quali sembra , favoriscano ogni volta il rimandare. Non ho capito perché, ma si son girati tutti verso il sottoscritto …(VERO! Sono sempre andato per Gufare, come si dice in gergo..). Poi si mette ai voti. E la maggioranza vuole continuare ...AAAAAVANTI! Alcuni se ne vanno. Comprensibile. Altri no (ovviamente..)

Tra i vari interventi a partire da quello del Sindaco, spunta fuori ciò che io avevo scritto su questo Blog. Ovvero l’intenzione di considerare le Coppie omosessuali, come “Famiglie”.( Per questo si vada ad ascoltare il file Audio). C’è un emendamento, del gruppo RINNOVAMENTO, in cui fa notare tra l’altro, che esiste già nell’ ordinamento giuridico italiano, la Famiglia anagrafica ( gli articoli di riferimento sono Art. 1 L. 1228/1954 e art. 4 DPR 223/1989). Io rimango fino alle ore 1.00. Poi decido di andare a dormire. Anche perché, dopo aver ascoltato qualche intervento, ho capito cosa vuol dire che “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Non farò nomi. Ma ho visto che chi ha difeso questa delibera lo ha fatto ( e qui è il vero DRAMMA!!) in buona fede. Come se fosse una ingiustizia che, chi non si vuol prendere responsabilità, non sposarsi, (..non chi, eventualmente vive un dramma di separazione, o vicende comunque dolorose … non è stato detto ciò, che potrebbe avere un senso ) ma decide di stare insieme legato da vincoli affettivi, Indistintamente dai sessi, non abbia gli stessi diritti, di chi invece lo fa.

Io sento di avere subito una grande ingiustizia. Invece del quoziente famigliare, di chi investe sulla famiglia, si piange per i diritti delle coppie Omosessuali, in particolare.

Sia ben chiaro. Ognuno nella sua vita, decide in libertà, come vivere. E totale rispetto. Ma vi prego, io mi sento DISCRIMINATO. E tanto. Dato che ho una Famiglia tradizionale, capitemi. Chi non ce l’ha PER SCELTA, non perchè Divorziato, o perché uno dei due o è matto, ( su situazioni di questo tipo, si potrebbe comprendere, un tentativo di legislazione)  non può pretendere gli stessi Diritti senza i Doveri.

Men che meno due omosessuali. Tutti diritti del mondo, ma non possono assolutamente essere considerati FAMIGLIA. Orbene. Il consigliere Pescetelli , nel suo intervento ha fatto il Mio nome. Perché esso sia messo a verbale, nonostante le mie dimissioni. Questa battaglia, pur sapendo che l’avrei persa in partenza, ho voluto portarla fino in fondo. (almeno fino all’una di notte..). Perché si sappia un giorno, che nonostante tutto, in qualche modo, ho combattuto contro L’inizio della fine della nostra civiltà. Alla gente, pare non interessino più, queste cose. Le prossima battaglie, saranno invece contro l’adozione dei bambini alle coppie gay, poi contro le unioni istintive tra esseri viventi, (tipo donne con cavalli..o pastori con capre..) , poi contro le riproduzioni selettive, poi contro le stalle umane, ma non naturali, con la siringa … poi mi fermo, e potrei andare avanti per ore. Al peggio, forse, non c’è fine. Quando L'uomo si vuol sostituire a Dio, e alla natura, ( sia con l'ateismo, che con il fanatismo religioso..), non promette niente di buono...

Davide Boldrin

20/09/10

Martedi 21, Consiglio comunale di Novi..attacco alla famiglia ?

Tanto per cambiare, attacco l'eventuale istituzione del registro delle unioni (IN) civili...

Davide Boldrin

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/9/1/CRISI-Saranno-Tremonti-o-i-comuni-il-miglior-alleato-della-famiglia-/109789/


CRISI/ Saranno Tremonti o i comuni il miglior alleato della famiglia?


Luca Pesenti mercoledì 1 settembre 2010


L’Italia non è un paese per famiglie. Nonostante l’inesorabile rilevanza pubblica del principale ambito sociale di educazione e cura della persona, chi decide di metter su famiglia lo fa a suo rischio e pericolo, perchè la spesa sociale finisce quasi integralmente a invalidi e pensionati. Qualche giorno fa ce lo ha ricordato un documento del ministero dell’Economia: lo Stato spende solo l’1,2% per le politiche famigliari, meno della metà di quel che si spende in Francia o in Germania, un terzo in meno rispetto alla Danimarca.

Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con la più clamorosa contraddizione del nostro Paese, in cui la cultura familista, più o meno morale, lucida da decenni la retorica dei politici di ogni colore, salvo poi tradursi in rari e stiracchiati provvedimenti, buoni per qualche campagna elettorale ma di scarsa utilità per chi ogni giorno, 365 giorni all’anno, si prende la briga di fare figli, tirarli su, farli studiare, farli diventare uomini.

Le politiche pubbliche non possono fare molto per restituire ai giovani la voglia e la speranza di metter su famiglia, o per evitare che i matrimoni si rompano con tutte le conseguenze che ne discendono. Quello che possono fare è invece sostenere quelli che la famiglia hanno voglia di metterla in piedi, chi decide di far nascere dei bambini e di farli studiare, chi si tiene in casa persone disabili o anziani non autosufficienti.


continua su :
http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/9/1/CRISI-Saranno-Tremonti-o-i-comuni-il-miglior-alleato-della-famiglia-/3/109789/

13/09/10

Mons. Negri - Quando la democrazia si fa totalitaria

Ricevo, e ritengo doverosissimo pubblicare:

ROMA, sabato, 11 settembre 2010 (ZENIT.org).- Messaggio di mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, sulla sentenza che sottrae e rende adottabile una figlia a causa della povertà della madre.



Ringrazio sentitamente Giordano Bruno Guerri per l'intelligente articolo pubblicato su Il Giornale di oggi. Faccio mio l'inizio di questo articolo “sgomento, repulsione, disgusto, vergogna, sdegno”; una madre che ha avuto il torto, per le istituzioni assistenziali, di voler mettere al mondo ugualmente sua figlia nonostante le pressioni ad aderire all’aborto, è stata privata della bambina appena dopo due mesi, durante i quali non ha potuto vederla neanche una volta. Questa bambina, con una sentenza della magistratura, è stata dichiarata adottabile. Uno Stato che nella sua Costituzione mette al centro la persona e la famiglia, avrebbe dovuto aiutare una madre desiderosa di compiere la sua personalità nella maternità e, a fronte di difficoltà economiche, avrebbe dovuto cercare, innanzitutto, di aiutare questa donna a migliorare la sua situazione e non intervenire brutalmente togliendole la figlia - con un piglio che ricorda l'arroganza e la violenza dei regimi totalitari, che pensavamo fossero stati definitivamente archiviati. Ma forse aveva ragione la grande studiosa ebraica Anna Harendt che denunciava, cinquant'anni fa, la possibilità che la stessa democrazia delle procedure corrette e della divisione delle istituzioni avrebbe potuto assumere il volto del totalitarismo: Anna Harendt, infatti, parlava di “democrazia totalitaria”. Un avvenimento come quello di Trento è certamente un segnale preoccupante di una concezione totalitaria della vita sociale e delle istituzioni che tentano di sradicare il singolo individuo, considerato come tale, dai suoi diritti, dalle sue esigenze fondamentali e dalla sua ultima libertà di coscienza e di azione. “Quanto dolore feroce e inutile”- è ancora un'espressione di Giordano Bruno Guerri; non lo so se la cosa si risolverà con interventi alle varie istanze di appello, resta il fatto che è stato compiuto un delitto innominabile contro una persona, contro la sua libertà, contro il sacrosanto diritto a generare figli e a poterli educare come persone libere e responsabili, generate in un contesto familiare. E non mi si venga a dire che la madre era separata, perché anche in questo caso lo Stato avrebbe dovuto assumere la responsabilità di creare una condizione, in qualche modo di supplenza, attraverso un aiuto chiesto alle molte, molte strutture che si occupano di situazioni gravi come quello della madre di questa bambina. E mi si permetta un'ultima domanda: perché questo silenzio da parte delle istituzioni, soprattutto quelle che lodevolmente, in questi anni, si sono occupate della difesa e della promozione della vita umana?

Io faccio fatica a giustificare un silenzio come questo e faccio fatica a pensare che ci siano ragioni adeguate per questo silenzio; preferisco dire a me e a coloro che sono rimasti silenziosi che il silenzio è imperdonabile perché diventa, volenti o no, una connivenza.

Affido questa bambina e sua madre alla protezione della Beata Vergine delle Grazie perché, al di là e al di sopra di tutta la violenza mascherata di correttezza procedurale, la Madonna protegga questa madre e sua figlia. Ma la colpa di questa donna - diciamo le cose con chiarezza -, non è stata forse quella di essersi opposta alla volontà di coloro che volevano farla abortire? E tutta questa vicenda può essere intesa anche come un'orrenda rappresaglia verso chi non aveva accettato la logica dominante che alla prima difficoltà nel parto, di qualsiasi tipo, risponde con l'aborto, che è il modo sentito più indolore per risolvere questioni che, invece, dovrebbero essere risolte con ben altra responsabilità e capacità.

Pennabilli, 10 Settembre 2010

+Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro

20/07/10

Il Quoziente Famigliare (..o il Colpo di matto serale ?)

Qualcuno, a volte dice che sono un pò matto...
Se matto vuol dire audace..allora si. Ho finito ora di lavorare (lavoro vero..) sul PC, ho visto la mie figlie giocare.. e mi è venuta in mente 'sta roba:

http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=144914035526013

Che sarebbe:

FACCIAMO un REFERENDUM per APPLICARE IL QUOZIENTE FAMILIARE ?


La mia e' una provocazione, ma l'idea sarebbe quella di raccogliere DUE MILIONI di FIRME per istituire UN REFERENDUM, per inserire il Quoziente Familiare in ITALIA, e La detrazione Totale delle Spese. se aderite si Inizia...
Poi se ne parla..e a qualcuno verrà pure in mente di raccogliere le Firme. MA NON UNA PETIZIONE. Perchè quella la usano come Carta Igienica.
UN REFERENDUM!..Non mi son mai piaciute le Mezze misure...O SI o NO.

In fin dei Conti, i vari comitati "Acqua Pubblica" , e Radicali stile PANNELLA ce la fanno sempre..

Vuoi Vedere che Raggiungiamo il Quorum? Il mio è un sogno..però...

Davide Boldrin

26/06/10

Il Registro delle Unioni (IN..? ) Civili

Mai come quando ho letto che Martedì sera, in consiglio comunale, tra gli ODG, ci sarà l'istituzione del Registro delle Unioni (IN) Civili, mi son PENTITO AMARAMENTE di essermi dimesso da consigliere. Mi pare che la scaltrezza del PARTITO DEI LAICISTI, (che non è PD o PDL, o LEGA..ma bensì, di tutto un pò) abbia messo il Tema in fondo ai lavori consiliari, giusto per annacquare e non favorire il dibattito, forse. Io chiederei la CONVOCAZIONE di UN CONSIGLIO APPOSITO sul TEMA. Intanto lancio la mia provocazione. Da libero cittadino.
Orbene, nei nostri "TEMPI MODERNI" si vede il Matrimonio come una roba da "DIVERSI". Infatti io sono "DIVERSO". L'assunzione di responsabilità come una VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI. Perchè oggi và di moda che se uno si stanca, lascia Moglie (o marito...) e figli, per trastullarsi altrove. Perchè magari "NON SI VA D'ACCORDO"... Non ci si Sposa, ma si iniziano le "Convivenze". Con una coppia di mie cari amici "Conviventi" ma ancora un pò tradizionali, (UOMO-DONNA..) durante una discussione a tavola, in cui si chiedevano quale era la sostanziale differenza tra il loro rapporto, e il mio e di mia moglie, io facevo notare che il loro, altro non è che un "MATRIMONIO IN NERO". Qualcuno sarebbe capace di ribattere che le UNIONI (IN) CIVILI, siano necessarie per regolarizzare queste situazioni...Salvo che nessuno fà notare, che Finalmente, grazie a ciò, potremmo far passare per "NORMALI" le famiglie (?) con due Uomini che si sodomizzano, per soddifare le loro affettività, o due donne, che si leccano un pò, per la stessa ragione....Perdonate la Brutalità delle affermazioni. Ma la realtà dei fatti è questa. Niente in contrario su come ogni persona vuol vivere, per quanto mi riguarda, sia la Vita sessuale, sposato o no, e totale rispetto della libertà altrui. Ma c'e' OGGETTIVAMENTE DIFFERENZA tra le COSE. Non sono "LA STESSA COSA". E non HANNO, per natura, gli stessi NATURALI DIRITTI. Non lo dice BOLDRIN ( ..All'antica, a cui non piace l'omo, ma l'amica...)Ma anche la nostra costituzione, (brandita sempre come ideologia..) : "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (Art.29)", e qui non è una questione "RELIGIOSA" ; ma CIVILE. Veramente Civile. Tremate un pò gente laicista, tremate...perchè tante famiglie "DIVERSE" stile Tempi indietro, (Mamma, papà, Bimbo/a/i...) forse son TORNATE! E un pò incazzate...

Davide Boldrin
(DIVERSO perchè SPOSATO, e gli piace ancora L'AMICA...)